Sarà il tribunale a stabilire se, alla fine, toccherà ai cittadini di Correggio pagare il prezzo dell’affaire En.Cor, la società nata a totale partecipazione pubblica, ma cresciuta con 28 milioni di euro di debiti garantiti dell’ex amministrazione comunale Pd. Certo è che sull’esito delle amministrative di domenica, il peso di una vicenda ancora tutta da chiarire c’è stato e si vede.

La candidata a sindaco del Partito Democratico, Ilenia Malavasi, andrà infatti al ballottaggio con il Movimento 5 Stelle, il prossimo 8 giugno. Un fatto inedito per una città da sempre “rossa”. E con l’ombra di uno scandalo che potrebbe costare caro alle casse del Comune, la partita tra il Pd e la candidata Pentastellata Manuela Bertani è aperta. Alle elezioni per la poltrona di primo cittadino di Correggio, circa 26.000 abitanti in provincia di Reggio Emilia, avevano infatti partecipato ben 7 candidati: oltre a Malavasi, passata al primo turno con il 48,24% dei voti, e Bertani, 12,76%, in gara c’erano anche Forza Italia e Lega Nord unite in un’unica lista, 3 civici e Rifondazione Comunista. Non si sa ancora verso quale delle due candidate rimaste in gara confluiranno i voti prima attribuiti ad altri gruppi, in tutto 5.347 schede, pari al 38,97%. Da un lato, infatti, c’è Bertani, classe 1961, laureata in Chimica all’Università di Bologna, correggese di nascita, e come da tradizione per il Movimento 5 Stelle, priva di precedenti esperienze politiche. La sua campagna elettorale è stata incentrata proprio sulla vicenda En.Cor, “un progetto politico fallito”, come lo definì l’ex sindaco democratico Marzio Iotti.

Dall’altro lato, invece, c’è la correggese in quota Pd Ilenia Malavasi, classe 1971, assessore provinciale alla Scuola dal 2010, e consigliere comunale di Correggio dal 1999 al 2013, esponente di un partito irrimediabilmente legato all’affaire En.Cor. Lo stesso partito che aveva candidato Iotti a sindaco per due volte, e che poi a novembre scorso, a scandalo ormai esploso, lo aveva sfiduciato, conducendolo per mano fino alle dimissioni. Ed è probabile che sia questa la ragione per cui si è arrivati al ballottaggio in una storica roccaforte di sinistra dai tempi del Partito Comunista Italiano.

Oggi nelle mani del commissario, subentrato dopo le dimissioni di Iotti, chi succederà al timone di Correggio dovrà infatti fare i conti con più di una magagna lasciata in eredità da un progetto che nel 2007, secondo l’ex sindaco, avrebbe dovuto dare vita a un fiore all’occhiello nella produzione di energie rinnovabili e d’innovazione tecnologica, ma che si è trasformato in un buco nero di debiti garantiti dall’amministrazione con le banche attraverso lettere di patronage.

Due di quegli istituti di credito, del resto, la Banca Popolare di San Felice 1983 e la Bnl, hanno già citato in giudizio l’amministrazione comunale di Correggio per ottenere il riscatto di quelle garanzie stipulate dal Comune per fornire liquidità alla neonata En.Cor, e se la battaglia legale dovesse concludersi con una condanna, ci sarà da mettere mano ai bilanci per far fronte ai debiti accumulati.

Soldi che al momento non ci sono, si parla circa di 20 milioni di euro, anche se la cifra potrebbe aumentare se la terza banca coinvolta nell’operazione, Banco Popolare, dovesse farsi avanti per riscuotere il suo credito, circa 9 milioni di euro. E l’unica strada per reperirli sarebbe quella che conduce direttamente alle tasche dei cittadini. Sullo sfondo, poi, c’è la cessione di En.Cor alla holding svizzera Amtrade per 202.000 euro, in pratica il prezzo del capitale sociale della società più 2.000 euro; ci sono quei terreni comunali del valore di diversi milioni di euro passati di mano nel corso della vendita; ci sono poi i bilanci sempre in rosso di En.Cor e mai nessun profitto, anche se di soldi pubblici per farla funzionare ne sono stati investiti, come i 280.000 euro del contributo regionale stanziato per la realizzazione di una rete di teleriscaldamento.

E infine c’è il fallimento dell’ex municipalizzata. Ed è contro il Pd che i cittadini, scoperto l’affaire, hanno puntato il dito, attribuendo a Iotti, ma non solo, la responsabilità di una vicenda che probabilmente richiederà anni per essere risolta, “gestita – diceva il comitato Via la Nebbia da Correggio, nato proprio per chiedere chiarezza sul caso En.Cor – in maniera meno che trasparente”. Quelle accuse il Pd le ha sempre respinte, imputando la responsabilità alla gestione “poco oculata e poco trasparente” del sindaco dimissionario, che proprio per lo scandalo lasciò la poltrona a pochi mesi dalla fine del suo secondo mandato. Tuttavia sarà il ballottaggio dell’8 giugno prossimo a stabilire se la fiducia nel Pd è ancora salda a Correggio, o se invece En.Cor sarà il mezzo che spianerà la strada per il municipio al Movimento 5 Stelle.