Con la doppia data allo stadio Olimpico di Roma del Mondovisione Tour Stadi 2014, Luciano Ligabue ha inaugurato ufficialmente la lunga stagione estiva all’insegna del rock. Due grandi serate in cui il Liga, tornato sul palco dopo quattro anni di assenza, ha riunito ben oltre 130 mila persone. Un pubblico composto da giovanissimi e meno giovani, che attendeva trepidante il ritorno dal vivo del rocker di Correggio, per godere della sua innata capacità di raccontare con un suono e un verso, ciò che è allo stesso tempo singolare e universale.

Con più di 25 anni di attività alle spalle, e dieci dischi in studio pubblicati, Ligabue oggi è un rocker consumato, riempie gli stadi, domina la scena e fa le cose davvero in grande stile. Sul palco si presenta in giacca gessata, camicia rossa e jeans. Il look, è evidente, non è più quello di una volta. I capelli grigi gli hanno suggerito un taglio corto, e da lontano potrebbe persino essere scambiato per David Lynch. Per fortuna sul palco c’è un gigantesco schermo ricurvo su 180 gradi in stile Imax, che grazie a dodici telecamere puntate sul palco proietta le immagini della band, alternate a proiezioni di visual art, permettendo così al pubblico di vivere emozioni sia sonore che visive. Ma non basta la tecnologia. Il rocker ha bisogno di contatto, deve sentire il calore del suo popolo che l’acclama festante. E così, di fronte alla band, dal palco una lunga passerella corre verso il centro del prato, terminando laddove  è posta, come se lo stadio fosse una discoteca,  un’enorme sfera luminosa.

Ad accompagnare il Liga in questo tour dal vivo, che toccherà  le più importanti città d’Italia, una band formata da Capitan “Fede” Poggipollini e Niccolò Bossini alle chitarre, Luciano Luisi alle tastiere e alle programmazioni, Michael Urbano alla batteria e Davide Pezzin al basso. Inoltre, quattro esponenti  della scena cantautorale italiana sono stati selezionati per aprire le prime tappe del tour: Brunori Sas, Il Cile, Daniele Ronda e Paolo Simoni.

Quando  si spengono le luci e sul maxi-schermo vengono mostrati due fiammiferi che si accendono, la band fa il suo ingresso sul palco fra le urla dei fan. Per l’occasione Luciano esegue una scaletta che è un po’ un compromesso fra vecchi e nuovi fan: si parte con  Il muro del suono, brano che apre l’ultimo disco di Ligabue, Mondovisione, il più venduto dello scorso anno, certificato cinque volte come disco di platino. Ma dal cilindro vengono estratte gemme come Ho messo via, impreziosita dallo schermo che si trasforma in una grande giostra su cui scorrono le immagini in bianco e nero di famiglia. E poi i grandi successi del passato come Non è tempo per noi, Piccola stella senza cielo e Balliamo sul mondo estratti dal disco d’esordio risalente al 1990 e poi Lambrusco & Popcorn dall’omonimo album, Il giorno di dolore che uno ha, L’odore del sesso,  finanche la rivisitazione della canzone degli R.E.M. A che ora è la fine del mondo?.

È molto carico il Liga, coinvolge il pubblico invitandolo a sostituirlo in più d’un’occasione: “C’è il comitato degli artisti non più giovani che mi ha comunicato che ho diritto a una pausa… In tanti dicono che siete un pubblico particolarmente bello, quindi io questa sera vorrei lasciare cantare voi, per qualche minuto”.  Grandiosa la risposta dei fan che a comando intonano, Una vita da mediano, Hai un momento Dio? e Questa è la mia vita. Fra una canzone e l’altra fa le sue considerazioni,  spende belle parole per papa Francesco, dice che gli piace molto, ma mostra anche una certa insofferenza dal punto di vista politico: ne ha per tutti, soprattutto per quelli che non pagano mai: “Ironia molta amara e indignazione nel vedere quanto il potere riesca a corrompere chi si ritrova ad averlo tra le mani e la cui prima paura è quello di perderlo”. E poi, una serie di aforismi di filosofi, politici e pensatori come Jean Giraudoux, Henry Kissinger, Edmund Burke, Indro Montanelli, Jimi Hendrix vengono sciorinati sul  maxi-schermo durante l’esecuzione del brano Il sale della terra. Di grande impatto la citazione di Montanelli: “L’amore per il potere esclude qualsiasi altro tipo di amore”.

Con la scusa del rock and roll, Ligabue regala grandissime emozioni, eseguendo 22 brani per un pubblico che non ne ha mai abbastanza. Lui, però,  è convinto che il meglio deve ancora venire: “Quello che posso fare è esprimere quel che sento di dover  esprimere. Racconto quello che so e quello che mi sta a cuore raccontare. Mi piace produrre emozioni, riflessione e anche un sentimento di speranza che è così poco cool e antirock”. Ma si sa, Certe notti son proprio quel vizio che lui non vuol smettere, smettere mai.