Nell’estate 2013 i due commissari della Consob, Michele Pezzinga e Paolo Troiano, si mobilitarono per chiedere che la valutazione dei derivati in pancia a Unipol si concludesse in tempo per le assemblee che ad ottobre di quell’anno avrebbero dovuto approvare la fusione della compagnia delle coop con FonSai, rendendo definitivi i concambi (i valori alla base del prezzo dell’operazione) fissati nel 2012 che la Procura di Milano, mobilitando la Consob, temeva potessero essere stati inquinati da una sopravvalutazione dei derivati di Unipol.

Dagli atti raccolti dalla procura di Milano, che dispone dei rilievi messi a verbale dal commissario Michele Pezzinga nella seduta della commissione del 13 dicembre 2013 e contenenti le sue critiche all’operato del presidente Giuseppe Vegas e del direttore generale, Gaetano Caputi, emergono le richieste dei due commissari di ricevere informazioni sull’istruttoria, la cui conclusione prima delle assemblee era definita da entrambi “indispensabile”. In particolare Pezzinga ricorda che nella riunione del primo agosto 2013 Troiano “chiese agli Uffici riscontri scritti” in merito allo “stato di avanzamento dell’analisi e sui tempi previsti per la sua conclusione” sottolineando “di ritenere – e qui Pezzinga cita Troiano – indispensabile che i suddetti lavori sul portafoglio titoli strutturati di Unipol siano completati prima che il Collegio sia chiamato ad esaminare la fusione Unipol-FonSai, al fine di poterne verificare l’impatto anche sui concambi”.

Troiano, ricorda ancora Pezzinga, “sollecitò il massimo impegno, la rimozione di qualsiasi ostacolo, in termini di dotazioni di personale, all’Ufficio Analisi Quantitative, con l’eventuale integrazione delle risorse in campo e l’adozione delle migliori e più efficaci metodologie di analisi disponibili”, richieste a cui “mi associai anch’io, ma senza esito, poiché nei due mesi successivi non giunse alcuna relazione“. Nella riunione dell’8 ottobre, a meno di venti giorni dalle assemblee, i due commissari chiesero “ad una voce aggiornamenti” sul lavoro dell’ufficio guidato da Marcello Minenna (a cui la Divisione Informativa Emittenti di Angelo Apponi aveva chiesto di analizzare i titoli) “da prodursi in Commissione prima che le fusioni venissero deliberate”.

“Nonostante le rassicurazioni” di Vegas, Caputi e Apponi racconta ancora Pezzinga, solo a dicembre arrivò ai commissari una relazione “contenente valutazioni e proposte operative”. Si arriva così alla riunione del 13 dicembre nel corso della quale la Consob decise di non chiedere a Unipol un taglio al valore dei derivati, allineandosi alle conclusioni dell’ufficio di Apponi, specializzato in principi contabili, che contestò i risultati a cui era giunto quello di Minenna, esperto di matematica finanziaria (e secondo cui il valore dei titoli andava ridotto tra i 592 e i 647 milioni). La delibera, com’è noto, passò con il voto doppio di Vegas, a fronte della contrarietà di Pezzinga, che contestò il mancato coinvolgimento del collegio. Ago della bilancia fu Troiano che non tradusse le sue critiche in un voto contrario. “Chi si astiene sa benissimo che la sua astensione significa far passare il provvedimento”, ha detto mercoledì Vegas in un’intervista con il vicedirettore de La Stampa.

Dal canto suo Minenna, convocato dal pm di Milano che coordina l’inchiesta sul crac Ligresti, Luigi Orsi, imputò i tempi dell’analisi all’incarico “inefficace” ricevuto da Caputi e Vegas, che imposero di analizzare tutti i 358 derivati di Unipol, tra l’altro a date antecedenti a quella rilevante ai fini dei concambi del 30 settembre 2012. A Minenna “fu data piena autonomia anche nei tempi”, ha replicato Vegas a mezzo stampa. “Sarebbe stato meglio finire prima. Ma sta di fatto che quell’ufficio ci mise circa un anno a verificare tutti i titoli”. Pezzinga definì “sconcertante” l’esclusione dei commissari dal “dilemma su durata e utilità di un’analisi completa del portafoglio”: con il risultato che “il lavoro si protrasse in tempi non compatibili con le finalità” per cui era stato chiesto dalla vigilanza delle assicurazioni, l’Ivass (che autorizzò la fusione senza indicazioni da parte della Consob, esprimendo disappunto) e dalla Procura di Milano, che ha indagato per aggiotaggio l’ad di UnipolSai Carlo Cimbri e altri tre manager (facendo proprie molte delle conclusioni a cui è giunto Minenna) a fusione ormai conclusa.