Federica Gagliardi, nota come la “dama bianca”, si trova ancora nel carcere di Civitavecchia. Ormai da quasi tre mesi, da quando il 14 marzo scorso, è stata arrestata in flagrante mentre tornava dal Venezuela con un trolley con 24 chili di cocaina. Quando atterrò a Fiumicino, ad aspettarla c’erano i finanzieri di Napoli, mandati dalla procura partenopea che intanto indagava su un giro di coca gestito dai clan. Ma c’è un mistero ancora da chiarire in quell’operazione che all’inizio si voleva far passare come un arresto avvenuto in seguito ad un controllo casuale. Ossia, la bella 31enne prima di partire avrebbe lasciato la propria auto in un parcheggio della Caserma Iavarone, a Fiumicino. Si tratta di un parcheggio, dal quale si accede da una sola entrata, il cui spazio interno è dedicato alle tre forze dell’ordine: Guardia di Finanza, Polizia e Carabinieri.

A dare la notizia dell’auto parcheggiata lì, è stato il sito nottecriminale.it. Sul sito è scritto che il giorno dell’arresto, l’auto si trovava in un parcheggio della Polaria. Il Fatto ha cercato conferme e ci sono state date risposte contraddittorie. Una fonte in polizia assicura: “Mi confermano che l’auto si trovasse in quel parcheggio”, ma vuole precisare che “non si trovava nello spazio dedicato alla Polaria, bensì a quello di altre forze dell’ordine, e non sono i carabinieri”. Ossia, della Guardia di Finanza. Una versione che le fiamme gialle smentiscono categoricamente: “È una bufala”.

In realtà che la giovane avesse delle talpe che le assicuravano protezione, è uno dei sospetti della Procura di Napoli. I pm Francesco Greco e Pierpaolo Filippelli stanno cercando di identificare la persona che avrebbe aiutato la Gagliardi nei suoi spostamenti: è inverosimile che la donna potesse pensare di superare da sola i controlli all’aeroporto con un trolley con 21 “panetti” di cocaina e altri 9 in uno zaino. Il 19 marzo scorso, ci sono stati alcuni arresti a Caracas: si tratta di un poliziotto, un soldato della Guardia nazionale e un ufficiale all’aeroporto internazionale, che le avrebbero consentito di superare indenne i controlli. E adesso i magistrati stanno cercando di capire quali erano gli appoggi in Italia. Di sicuro, di appoggi politici (non coinvolti assolutamente nell’indagine ma derivanti dal suo passato) ne aveva. Fino al 2012 – come riportato nei mesi scorsi – la giovane frequentava ancora i soliti giri, ossia quelli che le hanno dato la possibilità di volare sui voli di Stato, fino a Panama o in Brasile. Infatti anche il soprannome “dama bianca” le fu dato quando il 23 ottobre 2010, fu vista scendere in tailleur bianco da un volo di Stato con Silvio Berlusconi e Valter Lavitola.

Da Il Fatto Quotidiano del 30 maggio 2014