L’Argentina verserà 9,7 miliardi di dollari di debiti al Club di Parigi entro 5 anni. L’accordo è stato raggiunto giovedì mattina dopo una lunga trattativa tra il ministro dell’Economia argentino Axel Kiciloff e il gruppo di organizzazioni finanziarie che comprende i 19 paesi più ricchi al mondo, tra cui l’Italia. Il piano quinquennale si riferisce ai debiti che il Paese sudamericano non ha più pagato dalla bancarotta nel 2001 e prevede una riduzione dei tassi di interesse dal 7% al 3 per cento. 

Il Club di Parigi, infatti, a partire dagli anni ’50 ha prestato 500 miliardi di dollari ai Paesi in crisi e ora con questo accordo quinquennale dovrebbe rientrare di circa 10 miliardi di dollari, ovvero della cifra a cui ammonta il debito dell’Argentina stimato al 30 aprile 2014. Il piano rappresenta “una soluzione sostenibile e definitiva” che dovrebbe aiutare il Paese a normalizzare le sue relazioni con la comunità finanziaria internazionale. Il ministro argentino si è detto soddisfatto anche se ha ribadito che l’intesa deve ancora essere approvata da tutte le agenzie internazionali, che potrebbero porre condizioni sulla gestione dell’economia da parte del governo di Buenos Aires. Intanto a luglio dovrebbero essere versati ai creditori i primi 650 milioni di dollari, mentre altri 500 milioni saranno corrisposti nel maggio 2015. Il resto sarà restituito con pagamenti annuali dilazionati in 5 anni. Secondo l’intesa, inoltre, spetterà una somma di denaro maggiore ai paesi del Club che decideranno di investire in Argentina. Una clausola dell’accordo prevede anche che se il governo di Buenos Aires non dovesse riuscire a coprire il debito nel tempo previsto, la scadenza potrà essere rinviata di altri due anni

“Trovare una soluzione per il debito non pagato è sempre stato un obiettivo di questo governo”, ha dichiarato Kicillof. Già nel 2008 il Paese sudamericano e il Club di Parigi erano arrivati vicini all’accordo, ma il governo si tirò indietro all’ultimo momento, preoccupato dalla crisi finanziaria globale. Molti dei debiti contratti dall’Argentina risalgono agli anni della dittatura militare, tra il 1976 e il 1983. Il paese, infatti, aveva preso in prestito dei soldi dai Paesi europei per pagare le armi e alcuni lavori per le infrastrutture.