A due giorni dalle elezioni presidenziali, che hanno sancito la vittoria dell’oligarca Petro Poroshenko, non accenna ad arrestarsi la guerriglia nell’est dell’Ucraina. I miliziani separatisti, spiega il ministro dell’Interno ucraino Arsen Avakov, hanno subito “grosse perdite” nei combattimenti di lunedì a Donetsk. Fonti mediche nella città parlano di almeno 30 morti, senza precisare se si tratti di civili o miliziani, ma secondo  i responsabili dell’autoproclamata Repubblica popolare (Dnr) le vittime sono almeno cento. “Forse più della metà la metà sono civili. Non riusciamo ancora a recuperare i cadaveri, siamo sotto il tiro dei cecchini”, ha annunciato il leader Denis Pushilin. Inoltre le autorità della Dnr hanno diramato un ordine di evacuazione per i civili in alcune zone della città, comprese quelle prossime al palazzo dell’amministrazione ribelle. Secondo quanto riportano alcuni testimoni, infatti, tutte le scuole, i negozi e gli uffici nell’area settentrionale di Donetsk sono stati chiusi. In tarda serata, l’agenzia russa Interfax – citando media locali – riferisce che una bomba è esplosa danneggiando parte della linea ferroviaria del Donbass, regione sul Bacino del Donec che abbraccia le regioni ribelli di Donetsk e Lughansk.

Intanto i filorussi hanno consigliato ai cittadini di Slovyansk di lasciare la città, dove la tensione resta ancora alta. Come riporta l’agenzia russa Itar-Tass, uno dei leader delle unità volontarie dei separatisti, Vyacheslav Ponomaryov, ha detto: “Vi suggeriamo di preparare bambini e adulti a lasciare la città per una evacuazione. Abbiamo tutto pronto per evacuarli. Credo che oggi decideremo dove possano andare”. Poi ha aggiunto che gli abitanti potranno essere trasferiti in altre zone della autoproclamata Repubblica popolare di Donetsk, tra cui Svyatogorsk e Brusino.

A seguito delle forti tensioni a Est, il Cremlino lancia l’allarme e il ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov si dice “molto preoccupato” perché “le elezioni si sono svolte sullo sfondo delle azioni militari” e perché “subito dopo il voto è stato dato l’ordine di intensificare la cosiddetta operazione anti terroristica” nell’est. Lavrov ha ribadito che Mosca rispetta l’espressione della volontà degli elettori nelle presidenziali ucraine, ma ha rinnovato l’appello per porre fine a qualsiasi violenza, come previsto dagli accordi di Ginevra. Anche Vladimir Putin, in una telefonata con il premier Matteo Renzi, ha sottolineato la “necessità di porre fine immediatamente all’operazione militare punitiva nelle regioni sud-orientali e di stabilire il dialogo pacifico tra Kiev e i rappresentanti delle regioni”.

Le forze armate governative hanno inoltre ripreso “pienamente il controllo” dell’aeroporto di Donetsk. Secondo la tv russa Rossia 24 e il Financial Times, non è però chiaro chi controlla lo scalo e si sentono ancora spari ed esplosioni. Gli scontri sono iniziati per il controllo dell’aeroporto di Donetsk, in un tentativo di impedire l’arrivo di Poroshenko, che domenica sera aveva annunciato l’intenzione di compiere il suo primo viaggio nell’est dell’Ucraina. All’assalto dei filorussi, Kiev ha risposto con attacchi aerei e con un assalto dei militari alle postazioni dei separatisti. Il neo presidente aveva confermato ieri la volontà di continuare “le operazioni antiterrorismo” nell’est, che “non possono e non devono durare due o tre mesi, ma ore”. L’est dell’Ucraina “non sarà trasformata nella Somalia“, aveva scandito.

I corpi di Andrea Rocchelli e Andrei Mironov – Le salme del reporter italiano e del suo interprete, uccisi sabato da colpi di mortaio, hanno lasciato l’obitorio di Sloviansk su un camioncino diretto a Kharkiv. Secondo quanto riferito da fonti diplomatiche, le spoglie del reporter italiano dovrebbero arrivare all’ambasciata italiana a Kiev stasera o domattina, dove domenica sono arrivati i genitori del giovane ucciso. Il corpo di Mironov sarà invece consegnata al consolato russo a Kharkiv. “Le salme di Andrea Rocchelli e Andrey Mironov sono state recuperate entrambe in queste ore a Kharkov e verranno trasferite in queste ore a Kiev dove li aspettano familiari”, ha confermato il ministro degli Esteri Federica Mogherini, esprimendo il “profondo dolore” per il fotoreporter italiano e ha ricordato che Mironov “era molto più di un traduttore”. Vladimir Putin e il premier italiano Matteo Renzi, riferisce una nota del Cremlino, si sono scambiati le condoglianze per la morte dei due giornalisti.

L’autista di Rocchelli e Mironov, in un’intervista a Russia Today, spiega che “i loro corpi sono stati dilaniati dai colpi di mortaio”. “Quando siamo arrivati – racconta – sono scesi dalla macchina, con le mani alzate. Poi hanno iniziato a scattare delle foto. Hanno iniziato a sparaci addosso. Ci siamo buttati in un fosso, ed è iniziato il bombardamento di artiglieria”, ricorda l’uomo, rimasto illeso. “Un colpo è arrivato vicino. L’interprete non si muoveva, mentre l’italiano ha provato a trascinarsi verso di me, poi è rimasto immobile”, prosegue l’autista. “Uno di loro è stato colpito alla testa, credo, che è stata ridotta a teschio, e lasciata là. L’altro sembrava letteralmente falciato, fatto a pezzi dalle schegge delle bombe”.