Dopo il risultato bulgaro di Matteo Renzi (a volte più simile ai bulgari di Aldo, Giovanni e Giacomo per funambolismi vari che ai compagni inflessibili dei tempi che furono), ieri sera in tv hanno imperversato analisi, approfondimenti, opinioni e battibecchi vari.

Ho seguito quattro appuntamenti imperdibili: Otto e mezzo, Piazzapulita, Speciale Porta a Porta e Gazebo.

Dalla Gruber c’erano due personaggi che possiamo tranquillamente definire i nuovi Giancarlo Giannini e Mariangela Melato, vista la frequenza di violenti scontri televisivi: Andrea Scanzi e Pina Picierno. Come in Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto, il sinistrissimo Scanzi prende a ceffoni la borghese engagée Picierno, e lei risponde stizzita, ma con quel sorriso beffardo di chi, sotto sotto, forse gradisce. E mentre la Gruber tenta di placare gli animi, lo spettatore a casa si aspetta da un momento all’altro che Scanzi completi la trasformazione in Gennarino Carunchio ed esclami: “Sciacquetta, brutta bottana industriale e socialdemocratica!”. La speranza è ovviamente delusa, ma la tensione quasi sessuale tra i due è evidente. Fossi in loro, proverei a frequentarmi fuori dagli studi televisivi.

In prima serata, dopo il gustoso antipasto, tocca a Piazzapulita. Si comincia con una copertina firmata da Gaetano Pecoraro e Laura Bonasera che è una delle cose giornalisticamente più belle che io abbia visto in questa lunga ed estenuante campagna elettorale. Da una parte l’euforia del Pd renziano, dall’altra l’attesa, la delusione ma la voglia di non arrendersi del Movimento 5 Stelle. Tutto raccontato con ritmo, sagacia, ironia, a riprova che Corrado Formigli può contare sulla redazione giornalistica migliore dell’intera tv italiana. Il resto della puntata, a dire la verità, è stato decisamente meno entusiasmante. Non per altro, ma gli ospiti sono sempre gli stessi e dicono sempre le stesse cose. Meraviglioso come sempre Edward Luttwak, che da decenni millanta tutto il millantabile e i giornalisti italiani lo ascoltano come fosse un oracolo e che ha notoriamente trovato l’America in Italia. Per sottolineare quanto l’appeal di Matteo Renzi sia forte, sfodera un esempio che nemmeno nei peggiori bar dei Parioli: “Pensate che un imprenditore è andato da Capri a Napoli in yacht, pur di votare Renzi!”. Mecojoni, direbbero gli amici che vivono entro il Grande Raccordo Anulare.

Contemporaneamente, su RaiUno, il sempre più baldanzoso Bruno Vespa conduceva lo Speciale Porta a Porta. Diciamo la verità: dopo il colpaccio con Grillo, il Nostro si sente il più figo del bigoncio, e ieri sera si muoveva sinuoso tra divanetti popolati dalle solite creature mitologiche, metà politici, metà faccia da c…. Puntuali, dopo un po’, sono arrivati anche i collegamenti con direttoroni e vicedirettoroni di testate importanti. Tutti uguali, ingrigiti da completi tristissimi e circondati da orrende librerie enciclopediche, hanno ancora una volta dimostrato cosa non va nel giornalismo italiano: loro, che fanno controvoglia (e strapagati) un mestiere che molti giovani di talento farebbero con fin troppo entusiasmo (e che oggi fanno la fame tra collaborazioni e stage).

Bruno Vespa, però, non riesce a interpretare troppo a lungo il ritrovato ruolo di giornalista autorevole e allora ti piazza una zampata delle sue: arriva Ignazio La Russa, accompagnato da un barbiere, e per penitenza viene tagliato il fascistissimo pizzetto, causa mancato raggiungimento della soglia del 4% da parte di Fratelli d’Italia. Vette altissime di trash catodico.

In seconda serata, su RaiTre, è tornata la banda di Gazebo, una tantum, per raccontare a modo suo il circo Barnum della politica italiana. Come sempre, quando narra le vicende della sinistra italiana, Diego “Zoro” Bianchi è imbattibile, nonostante i soliti (ma distintivi) modi da compagno “der Pigneto” (vedi alla voce Quartiere di Roma ad alto tasso di sinistrismo cool). One night only, per adesso, ma c’è da giurare che Gazebo tornerà anche la prossima stagione, perché ha almeno il pregio di offrire lo spettacolo della politica in maniera differente e originale rispetto ai soliti talk show soporiferi. Ieri sera Zoro era in splendida forma, e il perché è presto detto: a lui, fiero del suo passato da militante del Pci, Matteo Renzi non piace granché, e quindi può raccontarlo senza quella patina di deferenza e stupore mistico che ormai pervade tutti gli altri commentatori televisivi.

Visto che la tv italiana non si fa mancare nulla, ieri sera c’era anche la finalissima della tredicesima edizione del Grande Fratello. Ha vinto, per la cronaca, il sempliciotto contadino Mirco, espressione della “gggente” normale, magari non preparatissima e colta ma genuina e spontanea. Ecco cosa voleva dire ieri Grillo con #vinciamopoi. Sconfitto alle Europee, il grillismo popolare trionfa al Grande Fratello. Di questi tempi tocca accontentarsi.