La solitudine dei portavoce del Movimento 5 stelle si è consumata davanti alle telecamere piazzate in un quartier generale deserto. Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio hanno tacciuto per tutta la notte, e i parlamentari si sono trincerati dietro il vuoto delle loro pagine Facebook. Il leader ha lasciato la casa di Genova diretto a Milano poco dopo le 9 del mattino. Non ha detto nulla, ma è salito in macchina mimando una pugnalata al cuore. Poi nel corso della giornata il video messaggio sul blog e la poesia di Kipling pubblicata per “ridare speranza”. Ma la delusione resta. “Mi sento come se mi avessero staccato la carne”, dice Alessandro Di Battista, “provo un dolore vivo che non provavo da tempo. Non me l’aspettavo pensavo in un testa a testa con il Pd, una parte di me confidava e sperava nel sorpasso. Comunque, ora che possiamo fare? Bisogna andare avanti, con più forza e convinzione di prima”.

Il lungo silenzio post elettorale lo aveva rotto per prima la senatrice Elisa Bulgarelli poco dopo l’una di notte. “Non mi lascerete mica sola a lottare?”. Eletta a Bologna, famosa per il suo ruolo di mediatrice nelle feroci liti tra parlamentari, ha anche uno scomodo passato da critica (nonché vicina al dissidente Giovanni Favia). E mentre nel quartier generale a Roma i fedelissimi Roberta Lombardi e Nicola Morra dicevano di “aspettare i risultati definitivi”, i primi commenti alla débacle a 5 stelle (21 per cento, venti punti sotto Matteo Renzi e meno quasi 3 milioni di elettori rispetto alle politiche del 2013) sono arrivati dall’Emilia Romagna. Là dove tutto è partito e dove per primo qualcosa è cominciato ad incrinarsi. Su Facebook è comparso Nik il Nero, membro del gruppo comunicazione al Senato e attivista di Bologna: “Non è un Paese per onesti, mi sembra evidente”. Poi il deputato Matteo Dall’Osso, anche lui eletto nel capoluogo emiliano: “O l’Italia non merita me o io non merito l’Italia. Io restituisco i soldi perché credo nell’Italia e l’Italia crede agli 80€. Basta”. Mentre Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio tacevano, i parlamentari si guardavano tra loro e cercavano di commentare quella che non poteva che essere una sconfitta. Per l’obiettivo e non per il risultato: i leader avevano chiesto un voto in più del Partito democratico per chiedere le dimissioni di Giorgio Napolitano e del leader Matteo Renzi, ma soprattutto hanno girato le piazze al grido del “Vinciamo noi”. Nel pomeriggio Grillo è atteso a Milano, dove si esprimerà o con un messaggio alla nazione attraverso il web o con una conferenza stampa.

 “Sono momenti duri”, ha scritto su Facebook verso le quattro del mattino Alessandro Di Battista: “Grazie a tutti gli attivisti, a tutti i volontari, a tutti i miei fantastici colleghi che si sono impegnati come pazzi per combattere per il bene comune. Sono momenti duri e vanno vissuti tutti, fino in fondo. Io sono fiero di quel che abbiamo fatto questi mesi. Non mollerò certo adesso. Credo fermamente che il M5S andrà al governo. Il cambiamento culturale è lento, più lento del previsto, ma è inarrestabile. Buona notte a tutti. Gia’ dalla prossima settimana continuerò con le agorà (come me faranno tantissimi colleghi) e continuerò a fare tutto quel che abbiamo fatto”. Autocritica e amarezza anche dal deputato Stefano Vignaroli: “Il Partito democratico ha purtroppo stravinto e noi siamo andati sotto le nostre aspettative. Faremo autocritica sapendo che la montagna è difficile da scalare. Battere un Renzi così forte mediaticamentenon era facile ma abbiamo sperato fosse possibile, nonostante sia al Governo da poco ( e quindi i nodi potrebbero presto venire al pettine). Avremo molto da lavorare, come sempre. Comunque più di un 20% ci ha sostenuto e ci dà la forza per proseguire a dare il massimo, portando avanti il nostro amato progetto. Grazie ai tanti che ci hanno aiutato e incoraggiato”. Amareggiato anche uno dei volti tv del Movimento, Barbara Lezzi: “Sarei ipocrita se vi nascondessi il dolore lancinante che provo a vivere in un Paese il cui candidato più votato è un pregiudicato”. Ha scritto su Facebook in riferimento a Raffaele Fitto, recordman preferenze. E poi ha aggiunto: “Vivere in un Paese il cui primo partito ha regalato miliardi alle banche tra rivalutazioni e aggiornamenti delle discipline fiscali, che ha aumentato l’imposizione sui cittadini, che ha dato una mancia agli elettori che si riprenderà con gli interessi, che deroga a normative anti mafia e quelle sugli appalti per favorire i compagni G., che ci fa pagare, con le nostre tasse, il 45% in più tutte le opere pubbliche per spartirsi le mazzette, potrebbe essere devastante”. 

Facilmente critici sono i senatori vittime delle espulsioni a 5 stelle degli scorsi mesi: “La democrazia paga”, ha commentato Luis Alberto Orellana e Lorenzo Battista, “Le epurazioni e i comizi di Norimberga fanno paura e scatenano la reazione”. Ma non hanno parlato solo gli epurati. Il consigliere comunale di Torino Vittorio Bertola, non nuovo a osservazioni critiche ha esposto la sua posizione con un post su Facebook: “In sé, arrivare più o meno allo stesso risultato delle politiche non è una vittoria, ma non sarebbe nemmeno un disastro, se non avessimo continuato a gridare che “vinciamo noi”. Tuttavia deve essere l’occasione per riflettere e per chiedere agli italiani cosa abbiamo sbagliato, visto che molti di loro non sono tornati a votarci e sono rimasti a casa. Secondo me, se vogliamo veramente arrivare a governare, dobbiamo abbassare i toni, puntare molto di più sulle proposte, aumentare la qualità delle persone e del nostro dibattito interno, essere inclusivi invece che aggressivi. Esattamente un anno fa avevo scritto questi qundici punti; ai piani alti nessuno li ha considerati e il Movimento ha preso un’altra piega, tanto che io mi sono sentito sempre più spesso fuori posto. Eppure mi sembrano ancora molto attuali, e spero che questa possa essere l’occasione, senza drammi, per correggere la rotta e continuare la lotta”.

Pensieri rivoluzionari per un Movimento ancora poco abituato alle sconfitte. “Onestamente”, ha scritto Carlo Sibilia, “io mi guardo allo specchio e penso che non avrei potuto fare o dare di più. Magari non è abbastanza e mi dispiace. Mi fa male. Ma non avrei potuto fare di più”. L’ex capogruppo al Senato Vincenzo Santangelo ha preso atto e invitato a tenere alto lo sguardo: “Prendo atto del risultato del voto. A tutti gli amici dico: tenete alto e fiero lo sguardo, abbiamo raggiunto un buon risultato. Personalmente son sicuro che tra pochi mesi le false promesse e le bugie verranno fuori. Sara durissima ma Vi prometto che non gli renderemo la vita facile. Da domani Sarà opposizione ancora più dura ed intransigente”. I fedelissimi cercano di tenere la barra dritta e invocano il ritorno al lavoro: “Siamo determinati”, ha detto il consigliere del Lazio Davide Barillari, “a proseguire un cammino che abbiamo iniziato solo 15 mesi fa e che per noi, anche oggi, è in una sola direzione: non torniamo indietro. Sapevamo benissimo, all’inizio di questo progetto, che avremmo avuto tutti contro e che non sarebbe stato assolutamente facile. Il nostro obiettivo finale non sarà mai messo in discussione, nemmeno da questo risultato”.