Ancora manca il dato definitivo, ma il partito più euroscettico del Regno Unito, uscito vincitore dalle europee che si sono tenute nel paese giovedì, si avvia a diventare la truppa anti-Europa più numerosa a Strasburgo. I primi dati preliminari diffusi dalla commissione elettorale danno infatti l’Ukip a oltre il 31%, il primo partito a questa tornata elettorale. Del resto, già secondo le stime fatte dagli uffici della stessa assemblea dell’Unione europea e ottenute da ilfattoquotidiano.it (abbinate al dato preliminare arrivato dal Regno Unito), l’Ukip parrebbe superare tutte le altre forze euroscettiche europee, comunque in grado – secondo appunto questi calcoli – di portare al Parlamento almeno 150 deputati. Se non un quinto del totale, poco ci manca.

E tutto, appunto, parte da quel partito di Farage, politicamente scorretto anche nella sua immagine di fumatore e bevitore, ma ancora più anti-establishment nel suo approccio alle cose europee. A Londra, poi, nessuno si aspettava una tale vittoria dell’Ukip nelle aree più “rosse” del Regno Unito, accolta chiaramente con sgomento. Perché la lettura del voto per il parlamento di Strasburgo porta anche a previsioni sul futuro di Westminster, sede della camera dei Comuni e di quella dei Lord. L’anno prossimo si terranno infatti le elezioni politiche nel regno di sua maestà Elisabetta.

E un’affermazione dell’Ukip a queste percentuali anche a livello nazionale – anche se le logiche che stanno dietro al voto degli elettori sono diverse quando si tratta di gestire il proprio orto – potrebbe essere veramente un brutto colpo per il partito conservatore guidato da David Cameron e che al momento governa in coalizione con quello liberaldemocratico (fra l’altro, quasi spazzato via a queste europee). I dati ufficiali sono impietosi. Nelle aree più di sinistra, appunto, come il nord-est dell’Inghilterra e Birmingham, l’Ukip ha superato abbondantemente il 30% delle preferenze. E ora, appunto, dopo il trionfo alle europee, l’Ukip punta tutto su Westminster, dove al momento non è presente. Secondo gli analisti, l’obiettivo del partito euroscettico guidato da Nigel Farage è di almeno venti parlamentari alla House of Commons, un chiaro freno anche ai Tory di governo.

Parlando con ilfattoquotidiano.it, l’europarlamentare dei Tory Charles Tannock ha commentato poco prima dei risultati ufficiali che “l’Ukip potrebbe portare a un governo Labour nel 2015, se solo si riproducessero a livello nazionale le dinamiche viste a livello locale a Londra”, dove molti seggi da consigliere sono passati dai conservatori ai laburisti proprio per il voto locale andato all’Ukip, rifugio per quei conservatori delusi da matrimonio gay e altre aperture sul fronte dei diritti civili. Ma nelle parole di Tannock c’è anche una lettura europea su quel referendum “dentro o fuori dall’Unione europea”, promesso dal premier David Cameron. Anche se quello fosse il fine dei conservatori stessi (cosa non ancora chiara), “l’Ukip non avrebbe la forza di farci uscire dall’Unione europea una volta insediata a Strasburgo”, ha detto.

Così, anche grazie alla formazione guidata da Nigel Farage, nelle scorse settimane al centro delle polemiche per alcune dichiarazioni definite “razziste” di alcuni suoi candidati, questo parlamento che esce fuori oggi 26 maggio risulterà essere anche l’assemblea più euroscettica di sempre. L’European Council on Foreign Relations, un think tank indipendente pan-europeo, aveva avvertito pochi giorni fa di “uno strano spettacolo di un parlamento con molti membri che vogliono definitivamente la sua abolizione”. L’Ukip non farà tuttavia parte – almeno stando alle ultime promesse di Farage – della European Alliance for Freedom. Fra le nuove realtà di questa assemblea appena eletta, molto probabilmente anche quella che Marine Le Pen, leader del francese Front National, e Geert Wilders, a capo del partito antislamista Dutch Party of Freedom, hanno promesso di fondare. Una forza antieuropeista, l’Eaf appunto, proprio all’interno del parlamento di Strasburgo. Senza l’Ukip. Ma questo a Londra non conta più di tanto, con il “terremoto” in arrivo nelle stanze del potere all’ombra del Big Ben.