Massimiliano Griner è un polivalente sceneggiatore, autore radiofonico, storico e, naturalmente scrittore, nato a Milano fra la strage di Piazza Fontana e l’omicidio del commissario Calabresi. Cresciuto, quindi, con quella tensione dentro di “voler capire perché tra il 1969 e il 1974 l’Italia è stata funestata da 4.000 attentati e sei stragi”. Griner si è, come dire, specializzato nel genere “rivisitiamo i grandi misteri italici”. Tra i suoi libri che hanno cercato di fare luce in uno dei periodi più bui della nostra storia più recente c’è “Piazza Fontana e il mito della strategia della tensione”. L’ultimissimo è “La zona grigia“, edito da Chiarelettere. Dal sottotitolo lungo ed eloquente: “Intellettuali, professori, giornalisti, avvocati, magistrati, operai. Una certa Italia idealista e rivoluzionaria”. Griner si dimostra indignatissimo “verso ingranaggi di complicità, silenzi, falsa coscienza, opportunismo che hanno fatto di questa stagione di follia un monumento d’ipocrisia di massa”.

Indignazione condivisa da Erri De Luca. A pag. 58 il più bravo di tutti gli intervistatori, il ficcante Claudio Sabelli Fioretti, gli tira fuori l’anima del dissociato pentito. Mi correggo, anzi, a correggermi è proprio De Luca: “Non mi sono dissociato dalle ragioni della mia gioventù passata con i rivoluzionari. E il pentimento è un sacramento al quale non ho accesso”. Chiaro e coerente fino in fondo.

E adesso Claudio Sabelli Fioretti consenti pure me di riportarne uno stralcio.

Giravate armati?
“Tutta la nostra attività era una attività armata”.

Perché molti di Lotta Continua raccontano il loro passato cancellando tutto questo?
“Si dissociano, dalla loro storia, dall’evidenza. E io li perseguito ricordandogli i dettagli”.

Che cosa succede quando li perseguiti ricordandogli i dettagli?
“Gli guasto qualche momento di digestione. Poi gli passa, gli passa”.

Hai fatto qualcosa che se ti avessero beccato ti avrebbe portato in galera?
“Come tutti, come tutti. Abbiamo condiviso il peggio di quel tempo. Le azioni di quell’epoca erano a nome e a titolo collettivo. Non è che ci fossero militanti innocenti ed esecutori colpevoli. Per questo ho scritto che molte persone sono in prigione o in esilio a scontare anche per me. E finché per qualcuno c’è uno strascico penale io non sono in pace con quel passato”.

Tu diventasti capo del servizio d’ordine di Lotta Continua di Roma, un servizio ai limiti della legalità.
“No, no. Un servizio completamente dentro all’illegalità. Lotta Continua era tutta illegale, l’illegalità era la pratica diffusa”.

Quante molotov hai fatto? “Eravamo una bella fabbrica in piena produzione”.

Con la connivenza dei benzinai? “I benzinai erano tutti amici nostri. E noi eravamo dei clienti robusti”.

Insomma, leggetevi il libro. Roba da brividi. E così sosteniamo pure l’iniziativa “Via con il venti“, nelle librerie (aderenti alla campagna) i libri sono venduti con il 20% di sconto, fino al 26 maggio. Gongola chi legge ma dovrebbe gongolare soprattutto chi non lo fa e cioè il 57% della popolazione italiana, secondo gli ultimi dati Istat. Roba da brividi.

E visto che ho citato Erri De Luca, cosa avrà mai in comune l’ex muratore, ex operaio, oggi lettore di Sacre Scritture e scalatore di montagne a piedi nudi che vende milioni di copie con Ivo Pitanguy? Il numero uno della chirurgia plastica (si chiamava così agli albori) che prima di rifare la “carrozzeria” ai rich & famous e diventare uno di loro, ha operato i mutilati della II Guerra mondiale e i poveracci delle favelas di Rio. Il primo della sua ‘napoletaneità’ ne fa una bandiera (e questa, ahimè, l’unica cosa che ho in comune con il maestro) e consiglia: “Nelle prossime statistiche eliminate Napoli, è troppo fuori scala, esagerata, per poterla misurare”. E quando parla di amore, Erri De Luca ci mette due “emme”, il rafforzativo lo fa diventare ammore. Vado per un tè a casa di Pitanguy, ha novant’anni ma il suo cervello non ha bisogno di lifting. Si alza dal divano con l’esuberanza di un ragazzino, ritorna con il libricino: “Et il dit” (edizioni Gallimard), traduzione in francese di “E Disse”, dove De Luca descrive il Mosè come il primo alpinista, un eroe in cima al Sinai. E ha appena finito di leggere “Il peso della Farfalla“. Lo cita a memoria: “Un uomo è quello che ha commesso. Se dimentica è un bicchiere messo alla rovescia, un vuoto chiuso”. Mi chiede: “Lo conosci?”. Balbetto: “Sì… cioè, no. Conosco i suoi libri”. “Peccato. Avrei voluto dirgli che è il mio autore preferito”. Pure il mio.
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