“Egregi Signori, vi scriviamo per conto della Federazione Italia Giuoco Calcio e del Commissario Tecnico della squadra nazionale, Signor Cesare Prandelli, in merito alla notizia della prossima pubblicazione di un romanzo dal titolo Per favore non dite niente di Marco Ciriello che, per Vostra stessa ammissione, sarebbe ispirato alla vita del Signor Cesare Prandelli”. Inizia così la lettera dello studio Gallavotti Bernardini& Partners arrivata pochi giorni fa, nell’imminenza dell’uscita del libro, sulla scrivania di Lorenzo Fazio, editore di Chiarelettere. Una diffida verso qualsiasi utilizzo del nome di Cesare Prandelli, “o anche solo accostamento della sua figura al romanzo del Signor Ciriello o alle iniziative di comunicazione e di lancio del libro”, che sarebbero da considerare “illecite”. Con tanto di avvertimento di possibili azioni volte al ritiro dal mercato del libro o risarcimento del danno “qualora il libro fosse lesivo del nome o della reputazione del Signor Prandelli”.

Peccato, però, che nel romanzo di Marco Ciriello, giornalista e scrittore, del nome di Prandelli non ci sia traccia (vi si fa invece riferimento nella quarta di copertina e nella fascetta, che per il momento ha anche la foto dello stesso Prandelli). Il libro fa parte, infatti, della collana Narrazioni, la stessa dove sono stati di recente pubblicati i romanzi di Luca Rastello, I Buoni, e quello di Luca Bisignani, Il Direttore, a loro volta oggetto di polemiche per i presunti riferimenti alla figura di Don Ciotti per Rastello e De Bortoli per Bisignani. La differenza, in questo caso, è che il protagonista del libro, Marco, è un eroe positivo: “L’allenatore della nazionale è rappresentato come una persona vera, che ha il coraggio di essere sempre se stesso, anche di fronte al dolore della malattia della moglie”, scrive Lorenzo Fazio nella lettera inviata in risposta allo studio legale. In cui, facendo riferimento a Limonov di Carrère, ma anche al ritratto di Frank Sinatra di Gay Telese e al film Il Divo di Sorrentino, chiarisce che il “libro resta la storia di Marco, non di Cesare, è un romanzo non un’inchiesta: dunque perché attaccarlo?”.

I motivi della lettera si fanno ancora meno chiari in considerazione del fatto che, come scrive lo stesso Fazio e come conferma l’autore (che ha inviato messaggi allo stesso Prandelli), il libro è stato inviato in anteprima a febbraio, perché l’allenatore potesse leggerlo, mentre l’ufficio stampa Chiarelettere ha cercato più volte quello di Prandelli e della Figc, senza mai ottenere risposta. “Una vicenda surreale, proprio nei giorni in cui si discute del film di Ferrara su Strauss Kahn”, spiega divertito Marco Ciriello al telefono. “Il libro è nato leggendo la storia di Prandelli, che però è completamente trasfigurata, tanto che il protagonista allena all’estero ed è la somma di vari personaggi calcistici, tra cui Agostino Di Bartolomei. La mia polizza di assicurazione è esattamente ciò che ho scritto, perché se quelli della Figc, che io non nomino mai nel libro e non capisco cosa c’entrino, l’avessero letto non l’avrebbero scambiata, come hanno fatto, per una biografia non autorizzata, e anzi si sarebbero accorti della delicatezza con cui parlo del personaggio. Che è persino migliore di quello reale, tanto che il mio allenatore avrebbe di sicuro, ad esempio, rinunciato a Chiellini ai Mondiali. Davvero questa storia è l’archetipo del potere italiano che prima ti dà un calcio in faccia, poi ti chiede cosa volevi”.

Ma tornando a Chiarelettere: perché utilizzare esplicitamente il nome di Prandelli in un libro positivo, e invece negare ogni riferimento a Ciotti o De Bortoli in quelli di Rastello o Bisignani? “Ovviamente ci ha aiutato il fatto che Prandelli ne viene fuori come un uomo che, in un mondo come quello del calcio, riesce a prendersi cura dei propri sentimenti”, risponde Fazio, confermando la scelta di mandare il libro in libreria con la fascetta. “Ma il problema riguarda la funzione della letteratura: il romanzo, rispetto all’inchiesta giudiziaria, consente di allargare la possibilità di raccontare una storia. È un bene o no? Questo dovrebbe essere l’oggetto di discussione, non la polemica sul libro”.

Da Il Fatto Quotidiano di mercoledì 21 maggio 2014