Ci sta provando, ma neppure Silvio Berlusconi riesce a prendersi sul serio quando rilancia il “complotto dello spread”. Basta vedere la sua intervista alla Bbc in cui il giornalista gli chiede se è vero che ha chiamato Angela Merkel “unfuckable lard ass” per ricordarsi a che punto era arrivata la credibilità del suo governo nel 2011.

Eppure, anche uno che conosce i numeri come Renato Brunetta continua ad accreditare la tesi della grande congiura franco-tedesca che ha abbattuto il Cavaliere usando i mercati. Quello che sta succedendo in questi giorni dimostra che non servono i complotti per spiegare le reazioni della finanza (a volte esagerate, i banchieri sono pur sempre uomini, ma mai assurde).

Lo spread italiano sta tornando verso i 200 punti, ieri era a 191, mentre il tasso chiesto dal mercato per i titoli del Tesoro a dieci anni è attorno al 3, 15 per cento. Entrambi sono in rapida ascesa ed è lecito avere qualche timore. Come ha avvertito Martin Wolf sul Financial Times, l’attuale bonaccia attorno all’euro zona dipende da due premesse: che il ritorno della crescita renderà sostenibile nel lungo periodo il debito pubblico di Paesi come l’Italia e che la Bce agirà in modo determinato per calmare i mercati (se necessario) e per evitare il rischio deflazione.

Nessuna delle due premesse è scontata: secondo i dati Ocse di ieri, il Pil italiano è calato dello 0,1 per cento nel primo trimestre 2014, nell’eurozona è cresciuto di un misero 0, 2. Troppo poco, la ripresa è così lenta da essere impalpabile. E la Bce di Mario Draghi ha creato attese enormi per la sua riunione di giugno, o lancia misure davvero straordinarie o i mercati sconteranno la delusione. Non servono teorie del complotto per spiegare l’inquietudine degli investitori.

Ma questo non significa che i complotti non esistano. Sono molto meno politici e più gretti di quelli immaginati da Brunetta: ieri la Commissione europea ha avviato gli accertamenti per stabilire se Crédit Agricol, Hsbc e Jp Morgan hanno fatto cartello per manipolare i tassi di interesse su derivati legati all’euro.

Tradotto: il sospetto è che nel pieno della crisi dell’euro ci fossero alcune grosse banche che alter-vano il mercato degli strumenti che assicurano contro eventi disastrosi per guadagnare parecchio. Non c’è da stupirsi, già un anno fa la Commissione ha comminato multe per oltre un miliardo di euro a grandi gruppi bancari, rei confessi, per la manipolazione dei tassi Libor e Euribor. Questi sono i veri complotti. Le sfortune di Berlusconi hanno spiegazioni più semplici ed evidenti come l’incompetenza.

Twitter @stefanofeltri

Dal Fatto Quotidiano del 21 maggio 2014