Svolta nelle indagini sulla strage di Tempio Pausania. L’uomo fermato dai carabinieri con l’accusa di omicidio plurimo aggravato dalla crudeltà è Angelo Frigeri, un artigiano 35enne, amico della famiglia Azzena. Il pm Domenico Fiordalisi ha spiegato che ci sono “elementi certi che hanno portato al fermo dell’autore“, inoltre, “il ragazzino, testimone scomodo, è stato ucciso con modalità atroci“. Scartata la presenza di complici che avrebbero aiutato Frigeri a compiere il delitto: “In base agli elementi oggettivi a nostra disposizione abbiamo motivo di ritenere che abbia agito da solo“. Poi ha aggiunto: “Attendiamo ulteriori sviluppi dall’autopsia e dalla prosecuzione delle indagini, ma quello che ci interessa è tranquillizzare la comunità, non c’è alcun serial killer che si aggira in libertà per Tempio Pausania”. 

I carabinieri sono andati avanti tutta la notte con gli interrogatori; i loro sospetti si erano già concentrati su Frigeri, che è stato messo sotto torchio per ore. Le sue parole, infatti, non hanno convinto gli inquirenti che hanno rilevato delle discrepanze nella sua testimonianza; l’uomo, che sarebbe incensurato, è poi crollato, raccontando alcuni particolari legati al brutale delitto. Fuori dalla caserma si era radunata una folla di cittadini che ha iniziato a inveire contro l’artigiano quando è stato portato via dalla sede.

Questa mattina era circolata la notizia di un video che avrebbe inchiodato i presunti assassini della strage. Secondo quanto riportato da L’Unione Sarda, infatti,  le telecamere di un bar vicino avevano ripreso un commando di tre uomini ben vestiti dirigersi verso l’abitazione della famiglia Azzena; uno sarebbe rimasto fuori, mentre gli altri due sarebbero entrati in casa. 

Nel delitto sono stati uccisi Giovanni Maria Azzena, 50 anni, la moglie Giulia Zanzani, 48 anni, e il figlio Pietro di 12 anni. L‘autopsia sui loro corpi si è conclusa dopo oltre 5 ore, ma non sono ancora emersi dettagli; i due coniugi riportavano delle ferite sul capo, probabilmente provocate da un oggetto metallico contundente, mentre sul collo del bambino erano presenti segni di strangolamento