Un passo avanti per i diritti delle donne o una legge che resterà inapplicata? Il testo approvato dal governo egiziano che criminalizza le molestie sessuali, meglio conosciute con il termine inglese di sexual harassment, è stato presentato dai media egiziani come una svolta per combattere un fenomeno che secondo i dati riportati dalle Nazioni unite colpisce il 99,3% delle donne egiziane. Il testo, ora all’esame del ministero della Giustizia, prevede pene, che vanno da una multa in denaro sino al carcere, per chi “accosta o insegue donne in spazi pubblici o privati utilizzando un linguaggio scurrile o gesti a sfondo sessuale”.

Tuttavia, gli attivisti che si occupano del fenomeno sono scettici. “La polizia e la giustizia sottovalutano quanto questo fenomeno sia grave per le donne”, spiega al fattoquotidiano.it Nihal Saad Zaghloul, fondatrice di Imprint movement, gruppo che si occupa della lotta contro il sexual harassment: “Un poliziotto, durante un focus group organizzato dalla nostra associazione ha detto che per una donna essere molestata ‘non era un problema così grande perché l’aggressione non crea danni a livello fisico’. Le conseguenze pratiche di questa credenza culturale ricadono, ovviamente sulle donne, spesso restie a denunciare il loro molestatore proprio per l’atteggiamento della polizia e poi per la paura di essere stigmatizzate addirittura dalla loro stessa famiglia”, spiega l’attivista.

Lo confermano anche le interviste riportate dall’edizione americana dell’Huffington Post. Un’inviata della testata americana si è presentata nei commissariati per chiedere cosa ne pensassero i poliziotti della legge. Il risultato è stato sconfortante: la maggior parte degli agenti non era nemmeno al corrente dell’approvazione della nuova norma. “C’è differenza tra la molestia e il flirt – ha detto all’Huffington il capitano di polizia Ahmed Mahmoud – Se una donna è vestita in modo provocante, il cambio di atteggiamento deve arrivare da lei e non dagli uomini che la seguono e la importunano per la strada”.

La visione di Mahmoud è ampiamente diffusa nell’opinione pubblica egiziana e anche tra i bambini, come raccontato dagli attivisti di Dignity without borders che hanno diffuso una serie di interviste raccolte in alcune scuole egiziane. Anche qui, studenti e studentesse sono convinti che siano le donne a provocare le molestie attraverso il loro vestiario o il loro modo di camminare.

In realtà tutte le donne in Egitto sono vittime di harassment, anche chi ha il volto o il capo coperto – spiega Noora Flinkman, attivista di Harrasmap, associazione che sul suo sito raccoglie e mappa le segnalazioni di molestie al Cairo – Il fenomeno è talmente radicato che la gente attorno non reagisce per difenderle”. 

L’approvazione di questa legge arriva a tre settimane dalle elezioni presidenziali e sembra essere un ottimo strumento di propaganda per dare un’impronta laica all’agenda di governo dell’esercito – e a quella di El Sisi, il loro favoritissimo candidato alla presidenza – in contrapposizione con i movimenti islamici (in particolare, i Fratelli musulmani) che da mesi sono vittime della dura repressione militare dopo la deposizione del presidente Mohammed Morsi. Una propaganda in salsa femminista che però mal si adatta con le recenti dichiarazioni di Sisi che ha difeso i test di verginità inflitti alle detenute nelle carceri egiziane (altra pratica ampiamente diffusa e che resta altrettanto impunita).

“Tutto è politica, ora devono mostrare che sono dalla nostra parte ma in realtà non lo sono, ci vogliono solo far credere di essere solidali con noi – continua Zaghloul – L’esercito è una delle istituzioni più patriarcali, in Egitto e in generale nel mondo, quindi non mi aspetto che i nostri generali diventino all’improvviso i protettori del femminismo”.

La questione dei diritti delle donne – in un paese che, con la vittoria di El Sisi quasi scontata, si avvia a una piena restaurazione del regime militare – è destinata, ancora una volta, a essere relegata in secondo piano. Dopo tre anni di transizione democratica il sogno della parità di genere sembra svanire assieme alle richieste di democrazia e uguaglianza sociale richieste a gran voce nei gloriosi giorni della rivoluzione di piazza Tahrir.