Gli arresti ospedalieri a Beirut per Marcello Dell’Utri stanno per finire: il Libano ha infatti dato il via libera alla richiesta d’estradizione presentata dal ministero della Giustizia italiano. E l’ex senatore potrebbe tornare in patria già giovedì, per venire a scontare i 7 anni di reclusione per concorso esterno a Cosa Nostra, diventati definitivi dopo la sentenza della Corte di Cassazione del 9 maggio scorso. Un rientro in Italia per nulla scontato quello del fondatore di Forza Italia, che si era reso irreperibile il 9 aprile scorso: quando gli agenti della Dia erano andati a notificargli l’avviso di custodia cautelare a Milano, lui era già latitante a Beirut. Una latitanza lampo dato che già il 12 aprile l’intelligence libanese, coordinata da un funzionario di polizia italiano, ha tratto in arresto Dell’Utri, all’hotel Phoenicia di Beirut.

Da quel momento l’orologio della storia sembrava essersi inceppato: prima la corte di Cassazione ha rinviato di tre settimane l’udienza per discutere sul caso dell’ex senatore, originariamente prevista per il 15 aprile, a causa delle cattive condizioni di salute degli avvocati Massimo Krogh e Giuseppe Di Peri, legali di Dell’Utri. Poi le procedure di estradizione sembravano essersi arenate sui vari criteri d’interpretazione del trattato che regola i rapporti giuridici tra Italia e Libano: secondo l’articolo 21 della convenzione, infatti, gli atti per chiedere il rimpatrio dell’ex senatore dovevano includere le motivazioni di tutte le sentenze, tradotte in francese. Un lavoro enorme che il ministero di via Arenula è riuscito a completare solo il 5 maggio, a ventitré giorni dall’arresto dell’ex presidente di Publitalia. Nel frattempo, Dell’Utri era stato trasferito per motivi di salute all’ospedale Al Ayat di Beirut, guardato a vista da agenti della polizia locale.

Ed è lì che l’ex senatore ha ricevuto la notizia della sentenza emessa dalla prima sezione della Corte di Cassazione la sera del 9 maggio: condanna a 7 anni confermata, condizionali caduti sulla definizione di “uomo cerniera” tra Silvio Berlusconi e Cosa Nostra, e punto definitivo di una vicenda giudiziaria lunga vent’anni. “È una sentenza politica” tuonava Dell’Utri dal suo letto d’ospedale, mentre il suo avvocato libanese, Nasser Alkali, si preparava a chiedere un ricorso alla Corte europea per i diritti umani di Strasburgo, per ottenere annullamento della condanna emessa dagli ermellini. Niente da fare, però: il governo libanese, infatti, non si è opposto alla richiesta d’estradizione inoltrata da via Arenula. E dopo le procedure necessarie, Dell’Utri sarà quindi consegnato alla autorità italiane, per tornare in Italia a scontare la condanna: Marcello, come here.

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