A Modena è nata la prima associazione in Italia che si occupa di aiutare chi non ce la fa più con rate e mutui. Ma la cosa interessante, e unica, è che Progetto insieme onlus inizia nel 2009 dall’incontro tra un gruppo di bancari in pensione, ex direttori di filiali, ex professionisti, ex dirigenti d’azienda in seno alla diocesi di Modena-Nonantola. Gente che fino a poco tempo fa stava dall’altra parte dello sportello e conosce bene le regole e le strategie delle banche e i diritti degli utenti. “Abbiamo aiutato 540 famiglie in cinque anni”, spiega Gaetano Tripoli, membro del consiglio direttivo e volontario della associazione che offre il proprio sostegno gratuitamente. “Noi abbiamo una filosofia: prima la casa, le utenze, il mangiare, la salute, l’educazione dei figli e infine le rate e i mutui dei prestiti da pagare. Non è giusto pagare le rate e poi non dare da mangiare a mio figlio. In questo ha ragione papa Francesco”.

Ma come funziona lo sportello di Progetto insieme? In alcuni casi è necessaria solo una rieducazione finanziaria della famiglia di fronte alla crisi: “Con le persone che vengono allo sportello facciamo un percorso sul bilancio familiare, una analisi dei costi. Se le entrate sono diminuite allora bisogna razionalizzare. Un esempio? Abbassare la temperatura del riscaldamento di casa. Le nuove povertà si toccano in queste piccole cose. Se ti trovi bollette da 1500 euro è un problema. A quel punto oltre alla rieducazione, cerchiamo di concertare, dilazionare i pagamenti coi creditori”.

In questo caso c’è anche la possibilità del microcredito, che la associazione non eroga direttamente, ma tramite dei fondi della diocesi o della Cei, la Conferenza episcopale italiana. Piccole somme, ma che nel caso di debiti recuperabili, insieme a una gestione più attenta del bilancio famigliare, possono portare alla fine dei problemi. “Questa non è elemosina. L’idea è che quei soldi che noi aiutiamo ad avere vanno restituiti. Ma per noi il microcredito è soprattutto un’opportunità per piccole aziende di ripartire con il lavoro, la cui mancanza è la prima causa dell’indebitamento”. Su una cosa insomma l’associazione non discute: chi ha preso degli impegni, se può, li deve mantenere e trovare onestamente i soldi per pagare.

E chi non può? In questo caso Progetto insieme ha le idee molto chiare. “Recentemente sto seguendo una coppia di pensionati della provincia di Modena: reddito intorno ai 1800 euro al mese, e, fino a qualche tempio fa, solo un mutuo per una Panda comprata a rate. Qualche anno fa il marito è colpito da un ictus e per far fronte alle spese della riabilitazione la moglie si affida a una di quelle finanziarie che lasciano i volantini sulle auto, promettendo prestiti facili a tutti. Da lì sono cominciati i guai. Quando qualche anno dopo si è ammalata lei, che è tuttora in dialisi, è stato il marito a fare altrettanto. Così si sono ritrovati con un quinto del loro reddito prelevato alla fonte dalla società del volantino, le rate della Panda, le bollette, l’affitto”. E qui è entrata in gioco l’associazione: “Quando la Caritas li ha mandati da noi abbiamo detto loro solo una cosa: Non pagate più niente, pensate a vivere, perché è giusto che la vostra qualità della vita non peggiori. Pagate l’affitto, perché se vi tolgono la casa si aggravano i problemi, e mangiate”.

E le banche? Loro, come le finanziarie, non amano questa filosofia, ma ormai nella zona di Modena sembra che il lavoro della associazione stia dando i suoi frutti. “All’inizio, qualche anno fa, le banche non ci davano retta. Ma ora quando diciamo che in quella famiglia non c’è niente da prendere, che non c’è trippa per gatti, si fidano”. Del resto spesso all’interno delle filiali ci sono degli ex colleghi. “Quando capiscono che quel debito non tornerà indietro sono gli stessi istituti a chiederci di fare una mediazione. Preferiscono avere subito un 10 o 20% e chiuderla lì”.

Ora, spiega Tripoli, la battaglia più difficile è quella sulle bollette, sempre più care e sempre più difficili da sostenere per le famiglie che perdono il lavoro e vedono i loro redditi crollare da un giorno all’altro: “Stiamo cercando di trovare un modo per avere rate più lunghe e ammortizzabili”. E poi c’è il problema delle società di recupero crediti. In alcuni casi ci sono dei veri avvoltoi: “Ci sono quelle serie e corrette, ma anche quelle che incominciano a telefonarti a casa alle 9 di sera, con tono intimidatorio. Bene, noi insegniamo a difendersi: non è che se sei indebitato perdi i tuoi diritti di cittadinanza”.