Il referendum separatista organizzato nelle regioni orientali dell’Ucraina, secondo i ribelli è stato un plebiscito a favore dell’indipendenza. Nelle regioni di Donetsk e Lugansk, hanno votato per la separazione da Kiev rispettivamente l’81 per cento e il 74,87 per cento della popolazione. Non c’è stata però alcuna esplosione pubblica di gioia o di trionfo perché la situazione è sempre più tesa. 

Donetsk sull’esempio della Crimea ha chiesto l’annessione alla Russia “per ristabilire la giustizia storica”, escludendo però un’altra consultazione. Lugansk invece si è rivolta a Kiev suggerendo una riforma costituzionale per un Paese federale, come vorrebbe Mosca.

Scrutini lampo – Nell’auto proclamata Repubblica di Donetsk 2,6 milioni di schede sono state scrutinate in meno di due ore. Una velocità che ha creato sospetti sulla regolarità delle operazioni. Certamente un record rispetto a referendum che si sono svolti in altri paesi, come in Austria o in Svizzera. Larghissima è stata la maggioranza di “sì” alla secessione. Secondo i dati diffusi dal comitato elettorale allestito dai militanti separatisti, a Donetsk ha votato per l’indipendenza l’89,7 per cento della popolazione e solo uno 0,74 per cento delle schede è risultato nullo. Nel distretto di Lugansk invece il sì ha ottenuto addirittura il 95,98 per cento dei voti. 

Le reazioni internazionali – Mosca ha aperto prudentemente verso l’esito della consultazione, affermando di rispettare “l’espressione della volontà popolare” e sottolineando “l’alta affluenza nonostante i tentativi di far fallire il voto”, ma invitando anche al dialogo diretto “tra i rappresentanti di Kiev, di Donetsk e di Lugansk”, con la mediazione dell’Osce e lo stop dell’operazione militare. Posizione ribadita dal ministro degli esteri russo Serghiei Lavrov, che non vede l’utilità di nuovi colloqui a quattro (Usa, Russia, Ue, Ucraina) perché “non si risolverà nulla senza la partecipazione degli oppositori al regime di Kiev al dialogo diretto sull’uscita dalla crisi”.

Il presidente ucraino ad interim Oleksandr Turcinov ha ribadito che il referendum è una “farsa di propaganda” senza effetti giuridici. Ma ha accettato che il diplomatico tedesco Wolfgang Ischinger faccia da co-mediatore dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) nei colloqui per l’avvio di un dialogo nazionale nel Paese. Il risultato della consultazione è considerato illegittimo anche dall’Unione europea, i cui ministri degli esteri sono riuniti oggi a Bruxelles. Mentre da Berlino il portavoce del ministero degli Esteri ha commentato: “È chiaro che il voto è stato truccato”.

Continua l’offensiva militare di Kiev – Sul campo intanto si registrano nuovi attacchi dell’esercito ucraino vicino ad una torre televisiva di Sloviansk, roccaforte della protesta separatista, e il presunto rapimento nella regione di Donetsk di Pavel Kanighin, un giornalista di Novaya Gazeta, dove lavorava Anna Politkovskaia.

Da Kiev invece arrivano due smentite: Valeri Androshchuk, il comandante della polizia di Mariupol, non è morto impiccato, come riferito ieri dai separatisti filorussi, ma è stato liberato, mentre il deputato radicale Oleg Liashko, candidato presidenziale, ha negato di essere stato sequestrato dai filorussi.