Anche nel mondo della fotografia davvero succede, a volte, che la realtà supera la fantasia.
Ma non parlo di immagini specifiche, bensì di ciò orbita attorno a questo mondo.
L’ultima è talmente “geniale” che non si sa se ridere o piangere: Amazon ha deciso di brevettare un modo di fotografare; e non – si badi bene – un modo così innovativo e tecnologico da essere un’invenzione di Amazon stessa (e che comprensibilmente vuole tutelare), ma nientepopodimeno che l’utilizzo di un fondale bianco!
Sì, il più classico e inossidabile set da ritratto che migliaia e migliaia di fotografi, professionisti e dilettanti, a ogni latitudine, utilizzano da sempre. Per alcuni, poi, addirittura una cifra stilistica che ha fatto scuola, e per fare un esempio tra tutti cito il grande Richard Avedon.
Il brevetto (qui visibile) prevede anche posizione e potenza delle luci eccetera, sembra la pagina di un manuale di fotografia.

In rete i commenti sulla faccenda sono improntati generalmente a ilarità mista a incredulità, ma la domanda resta tutta: se Amazon fa questo, perché lo fa?
Io non azzardo risposte, non riesco neanche a ipotizzarne una che mi convinca, ma di una cosa sono certo: quelli di Amazon non sono degli idioti e dunque in questa mossa che ci sembra grottesca e anacronistica una “ratio” deve pur esserci. Una strategia a noi incomprensibile che si lega a un piano preciso. Quale? Ma soprattutto: una strategia strettamente legata alla fotografia (e dunque anche al suo futuro) o di più ampio spettro?
Non ci sono solo i grandi potenti della Terra, ci sono anche i “grandi potenti della Rete”, dove non è vero che uno vale uno e che la democrazia è davvero orizzontale: costoro hanno capito che la fotografia è centrale, più viva che mai, un business potenzialmente sempre più mastodontico, un linguaggio universale di grande presa e molto duttile. Insomma, tutto quello che l’editoria classica fatica a comprendere mentre piange e si lamenta.

Gli “utenti” vengono considerati più spettatori passivi (qualcuno dirà vittime) che attori rispetto ai piani di sviluppo dei social media e delle grandi aziende legate al web. Un ossimoro della parola libertà, libertà concessa dentro binari disegnati da altri. Assistiamo, spesso sconcertati e disorientati, alle mosse di una grande partita a scacchi, con l’avvicendarsi di posizionamenti reciproci, strategie subdole e sorprendenti, in una guerra d’imperialismo telematico.
Con tutte le contraddizioni che ne derivano: da una parte la condivisione dei saperi come bandiera di una nuova era, dall’altra si dice “da domani così fotografo solo io e guai a chi copia”, con atteggiamento  di sapore (apparentemente) ottocentesco.
Copyright libero e condiviso quando fa comodo per risparmiare, con buona pace dei fotografi, e poi copyright rigidissimo addirittura su un modo di fotografare.

Lo schema di ripresa fotografica brevettato da Amazon

La giusta provocazione da parte dei fotografi sarebbe, a questo punto, brevettare ogni tipo di tecnica autoriale: chi fotografa attraverso veli azzurri (che diventano mondialmente esclusivi), chi fa foto solo il martedì (e dunque ogni altra foto fatta di martedì sarà penalmente perseguibile), e via dicendo.
Tornando al nostro fondale bianco, si può obiettare che la mossa di Amazon è molto analogica, molto retrò, parla poco la lingua digitale. Non a caso il sarcasmo si è scatenato ovunque proprio su questo piano, ovvero sulla scoperta dell’acqua calda, l’uscita nel terzo millennio di qualcuno che salta fuori a voler brevettare la ruota e via ironizzando.
Quanto infatti alla reale applicabilità di tale brevetto, è chiaro a chiunque quanto sia evanescente: nello specifico, si precisano elementi quale focale usata, sensibilità, potenza delle luci, altezza della pedana, eccetera. Come dire: nessuno può più fare una foto con (tutte insieme) queste modalità. E come rispondere: chissenefrega, uso 200 ISO di sensibilità anziché i vostri 320 e poi provate a trascinarmi in tribunale!

Insomma, quella di ingabbiare una tecnica creativa ormai consolidata sotto protezione di brevetto sembra una boutade, ma qualcosa ci dice non esserlo. Cosa realmente rappresenti lo sapremo prima o poi, mentre io intanto sfoglio con ancora maggiore “accanimento terapeutico” il meraviglioso libro fotografico Evidence 1944-1994, realizzato da Kodak nel 1994; l’autore è Avedon, ed è un tripudio di fondali bianchi.
Ma se nulla accade per caso, proprio il 1994 è anche l’anno di fondazione di Amazon, e ora che ci penso – accidenti – questo libro l’ho comprato su Amazon…

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