Sono trascorsi nove mesi da quando Social street è stato “concepito”, in una piccola strada del centro di Bologna. Dopo nove mesi Via Fondazza si accorge di avere 258 sorelle, 258 social streets che in tutta Italia stanno replicando il “modello” Fondazza, ognuna con le proprie diversità e peculiarità ma con un unico obiettivo, costruire, riattivare, rafforzare i legami in un territorio ben delimitato, la strada.

Oggi sono qui a raccontarvi come il “virus” Social street si sta diffondendo in Italia e nel mondo (abbiamo adesso una Social street anche a Fortaleza, in Brasile) e come ogni strada trovi il proprio modo e le proprie risorse per socializzare, per costruire quell’atmosfera necessaria per migliorare la vita del posto dove vive quotidianamente.

Quante volte usciamo da casa di corsa, facendo lo stesso percorso, ignorando cosa sta attorno a noi. Nella Social street di Tricase a Lecce, il 9 febbraio il gruppo, potendo contare su due guide turistiche della strada, ha illustrato ai residenti le bellezze artistiche e storiche dei dintorni. In Via Saragozza dentro Porta a Bologna, hanno fatto aprire un giardino privato interno per farlo vedere ai residenti i quali ignoravano di vivere vicino a tale bellezza. In Via Fondazza nel Palazzo dove abitava il pittore Giorgio Morandi, un gruppo di cittadini si sta occupando di sistemare il giardino interno abbandonato. In Via Saragozza a Bologna il 5 aprile si sono rimboccati le maniche per ripulire il porticato mentre domenica prossima sarà Via Saragozza fuori porta a occuparsi di togliere le ragnatele da sotto i portici.

Alcune strade hanno sentito la necessità di andare oltre al bookcrossing e si sono adoperate per realizzare delle vere e proprie “free library” come in Via del Triumvirato a Bologna e Via Pitteri a Ferrara facendo in modo che le persone della strada si prendessero cura della libreria

Non cito gli innumerevoli social aperitivi, social dinner che con cadenza quasi periodica ogni strada organizza. Sono tutte occasioni utili per uscire dal virtuale di facebook e ritrovarsi nella strada o a casa delle persone per iniziare a conoscersi, condividere idee, interessi collettivi e vedere come poterli portare avanti. Ecco che un po’ in tutta Italia sono partiti piccoli progetti inerenti il verde pubblico. In Via Fondazza sono state installate le prime fioriere sotto i portici costruite con materiale di riciclo, coinvolgendo le persone sensibili al verde presenti nella strada.

A Ferrara così come nel Quartiere Fornace a Roma, blitz di giovani e meno giovani armati di vanghette che si sono adoperati per sistemare le aiuole della strada o come in Via Duse a Bologna, il 1 maggio scorso, dove sono stati seminati girasoli. Gli amici socialstretters di Marzalesco a Novara invece il 12 aprile scorso si sono ritrovati per la pulizia della Fontana Giarola alla quale ha seguito una squisita merenda (secondo fonti attendibili, dr.). A Finale Ligure intanto è partito il progetto di arredo urbano che ha visto coinvolti cittadini e commercianti, insieme hanno lavorato per abbellire la strada con margherite bellissime.

Per rimanere in tema di merende, la Social street di Via Morgagni a Milano pur non avendo un vero e proprio parco nelle vicinanze, non si è scoraggiata ed ha comunque organizzato il proprio “pic nic di strada”.

È stata un’occasione per portare molte persone in strada, una domenica di aprile nata con l’obiettivo di socializzare e conoscere chi abita vicino. Queste sono state occasioni per conoscersi e capire anche le problematiche dell’area, le situazioni di difficoltà sociale, ecco che proprio in Via Morgagni i residenti hanno mostrato l’interesse nel diventare “volontari di prossimità”.

In altre strade è emersa la volontà di adoperarsi per evitare gli sprechi, così il 6 aprile scorso Via Maiocchi a Milano ha organizzato lo Swap Party, un cappotto che non si usa più o una sciarpa che non indossi mai, è stata organizzato un incontro per invitare i vicini di casa a scendere in strada facendo qualcosa di utile. In Via Pavia a Roma invece il 6 aprile hanno intitolato la giornata “(s)barattiamo”,  scambiarsi libri e giocattoli in maniera libera e gratuita, un modo diverso di stare insieme e di promuovere la lettura e insegnare ai bimbi l’importanza della condivisione. Cosi una settimana più tardi la Social street di Via Andrea Costa a Bologna ha organizzato un momento di scambio fra i residenti della strada.

Per quanto riguarda i bambini, la Social street di Via Fondazza ha organizzato una serie di incontri per insegnare gratuitamente l’inglese, francese e spagnolo ai bambini insieme ai genitori, giocando insieme e divertendosi.

La stessa cosa è stata organizzata nella Social street vicino Nelson, in Nuova Zelanda, una domenica pomeriggio per far giocare insieme bambini e genitori

Queste sono solo alcune delle iniziative che la semplice conoscenza reciproca, ha scaturito. L’obiettivo non è fare cose grandi, ma stare insieme, condividere, partecipare. Il prossimo venerdì ad esempio in Via Fondazza a Bologna sono stati invitati tutti gli anziani della strada ad un incontro per farsi raccontare come era questa strada diversi decenni fa, un modo per mettere insieme le nuove e le vecchie generazioni. Per rimanere nella semplicità più assoluta la Social street di Via Fondazza ha organizzato anche dei gruppi di lettura ad alta voce nei vari cortili e case dei residenti.

Il modello “Open source” di via Fondazza è a disposizione di tutti coloro vogliano ri-costruire i rapporti di socialità nella propria comunità. Tutto questo è stato possibile grazie alle persone che fin dall’inizio mi hanno sostenuto in quest’avventura. Luigi Nardacchione, coordinatore di Via Fondazza insieme a Federica Lombardi, Silvia Zauli, Ellis Boscarol (solo per citarne alcuni) contribuiscono ogni giorno affinché il modello Fondazza e quindi Social street continui a funzionare. Saverio Cuoghi, che è il coordinatore della rete delle strade sociali, lavora fin dall’inizio affinché si crei condivisione tra i “facilitatori” che hanno aperto le varie strade in Italia per replicare le best practises ed aiutarci a vicenda. E poi Filippo Pasotti che gestisce quotidianamente il sito www.socialstreet.it che è sommerso di visite e contatti.

Senza di loro non sarei arrivato a raccontare quest’avventura. E poi un grazie enorme a tutti i socialstretters che ogni giorno si impegnano affinché il progetto Social street funzioni. Mi sono reso conto che costruire un mondo migliore si può, partendo dal piccolo, dalla propria strada.