Riccardo Viti ha confessato tutto. E’ stato lui a uccidere la giovane romena  Andrea Cristina Zamfir, trovata crocifissa a una sbarra e violentata il 5 maggio vicino al cimitero di Ugnano, alle porte di Firenze. Dopo l’interrogatorio, durato sette ore, l’idraulico 55 enne è stato fermato per omicidio volontario. Secondo la Questura si tratta di un uomo affetto da una perversione: “Lui si soddisfa solo vedendo qualcuno soffrire”. Per la prestazione della prostituta romena Viti aveva pattuito una ricompensa di 30 euro.  L’uomo, che ha ammesso di avere l’abitudine di frequentare prostitute già dal 2005, ha raccontato che all’inizio le pagava 100 euro ma poi, dopo essere rimasto disoccupato, aveva ridimensionato il suo budget. La ricostruzione del procuratore capo ha messo in evidenza che l’uomo sembra una persona lucida, non affetta da alcuno scompenso psichiatrico. “Sembrava l’uomo della porta accanto, è regolarmente sposato con una straniera”, afferma il pg. La prova del Dna si è rivelata decisiva; l’uomo, infatti, strappava il nastro adesivo con i denti o con le chiavi che teneva in tasca, per questo sullo scotch era rimasto un campione del suo Dna.

Viti, arrestato all’alba dalla squadra mobile della Questura, sarebbe anche responsabile di altri sette casi di violenze simili avvenute negli scorsi anni. “Sono finito. Ormai non mi salva nessuno”, aveva detto al momento dell’arresto. “Ho fatto una bischerata. Speravo la trovassero come le altre”, avrebbe poi aggiunto. “Ma che sei te il mostro di Ugnano?”. Gli ha chiesto la madre durante l’arresto. “Sì, sì, l’ho fatto io, non pensavo che morisse, ho fatto una cazzata”.

Il compagno della giovane rumena, arrivato in Questura, ha commentato in lacrime l’arresto del killer: “Sono molto felice per questa notizia”. Secondo l’uomo: “Cristina non si prostituiva. La sera in cui è morta è uscita intorno alle 22, disse che aveva un appuntamento di lavoro come baby sitter. Poi non l’ho più sentita, non ha più risposto al telefono e ai miei sms”, ha aggiunto. 

E’ stato preso nella sua casa di via Locchi, alla immediata periferia nord di Firenze, nei pressi dell’ospedale di Careggi, dove vive con i genitori. All’identificazione gli inquirenti sono arrivati basandosi sulla sua descrizione fornita da parte delle donne che avrebbe violentato negli scorsi anni. Nel corso dell’interrogatorio in questura a Firenze, condotto dal pubblico ministero Paolo Canessa, titolare delle indagini, l’uomo sta già confessando. Durante la perquisizione nella sua abitazione sarebbe stato ritrovato scotch simile a quello usato all’ospedale di Careggi e utilizzato dal maniaco seriale per legare le mani della vittima. Sembra che Viti lavorasse anche per conto dell’ospedale: avrebbe quindi avuto accesso al nastro adesivo utilizzato nel magazzino ospedaliero per gli imballaggi e i pacchi. Sono intanto in corso anche gli accertamenti per verificare la corrispondenza dei dati biologici con le tracce del dna isolate dal Racis dei Carabinieri in precedenti casi simili, ai quali le vittime delle violenze erano però sopravvissute. 

Soddisfazione “perché la squadra mobile e i carabinieri sono riusciti a catturare la bestia” è stata espressa dal questore di Firenze, Raffaele Micillo. Era stato lo stesso questore, ieri, a definire l’autore del gesto “una bestia”, pur dispiacendosi, aveva detto, per il paragone con gli animali. L’uomo arrestato, ha aggiunto Micillo, “è sicuramente responsabile del gesto e, probabilmente, degli altri fatti simili riscontrati precedentemente”. E mentre l’interrogatorio è in corso, il minitro dell’Interno Angelino Alfano cinguetta su Twitter: “Prove inconfutabili a carico dell’uomo che ha confessato il delitto di Firenze”. Nel tweet il ministro ringraziale donne e gli uomini della polizia “che proteggono i cittadini”.