Europa chiama Sardegna, ma insieme alla Sicilia. E ancora una volta, come a ogni chiamata alle urne riesplodono le polemiche sulla mancata rappresentanza territoriale. O meglio, isolana. Perché il collegio unico previsto dalla legge elettorale mette a confronto numeri diversi, a scapito della Sardegna e dei suoi candidati, sostengono i detrattori. Questione di abitanti e della prassi di votare più per vicinanza geografica che per appartenenza politica. I numeri non lasciano dubbi: appena un milione e 600mila di abitanti sardi contro i 5 milioni di siciliani. In un periodo di disaffezione alle urne e distanza dalla politica c’è quindi chi incita al non voto, con tanto di comitato e campagna di “sensibilizzazione” lanciata pubblicamente. Si chiama “Eu non voto”, con un gioco di assonanze: Eu significa infatti anche “Io” in sardo. L’iniziativa è sostenuta da Antonello Zappadu, il noto fotografo di Villa Certosa in un passato recente di simpatie grilline, insieme a Roberto De Santis e Alessandro Polese, ex attivisti del Movimento 5 stelle in Sardegna. A corredo c’è un sito web che spiega le ragioni (iononvoto.eu) e una pagina Facebook.

La legge è definita “truffa”, perché gli otto seggi previsti per le due isole, in un’ipotesi realistica, andranno tutti alla Sicilia, escludendo già in partenza i candidati sardi. Che avranno un seggio nel Parlamento europeo solo nel caso in cui arrivi una rinuncia, per sopraggiunti incarichi o altro, come è già successo a Francesca Barracciu. E ancora si legge nel sito: “In Europa la Sardegna non esiste, nessuna rappresentanza”, e ancora: “Nessun eletto, nessuna voce” e quindi la conclusione “Nessun voto” per il 25 maggio. Le ragioni si rifanno alla specificità negate, e si citano i casi delle isole francesi come Martinica, Guadalupe e Reunion a cui la Francia ha assegnato un seggio: “Non andare a votare significa pretendere attenzione e rispetto per un popolo che ha necessità di essere rappresentato in modo unico e distaccato”. Un silenzio per chiedere la modifica della legge elettorale con la separazione dal collegio unico.

Questione sempre attuale quando si è in odor di voto, già proposta e bocciata un mese fa alla Camera. Allora erano stati stralciati due emendamenti al ddl sulle elezioni europee. Uno, presentato dal deputato Roberto Capelli del Centro democratico che rideterminava il numero dei seggi assegnati alle circoscrizioni elettorali creando, appunto, una circoscrizione ad hoc per la Sardegna. E l’altro dal Movimento 5 stelle, respinto con voto segreto. Niente da fare, nonostante le proteste di Sel e del M5S. «La legge è di tipo proporzionale – spiega Omar Chessa, professore ordinario di Diritto costituzionale dell’Università di Sassari – Una modifica in questo senso, con un collegio unico per la Sardegna la snaturerebbe modificando la rappresentanza politica in rappresentanza territoriale, regionale». Sulla ripartizione dei seggi precisa che ci sono cinque grandi collegi o circoscrizioni elettorali. «In tutti c’è la compresenza di regioni più o meno popolose: come la Campania e il Molise nella circoscrizione dell’Italia meridionale». E aggiunge: «Le elezioni europee servono per definire la delegazione italiana al Parlamento europeo: la sua funzione è costituire la rappresentanza del corpo elettorale italiano in seno all’istituzione parlamentare europea, e non quella di assicurare una qualche forma di rappresentanza alle entità regionali sub-nazionali, a prescindere dalla consistenza del voto popolare e in deroga al principio democratico “una persona, un voto”». 

In sostanza il meccanismo prevede un numero di seggi spettanti al collegio in proporzione al numero di abitanti con un’assegnazione provvisoria. Dopo il voto si verificano i risultati dei partiti nel collegio nazionale e in un secondo momento si determina “la cifra elettorale circoscrizionale”, ossia i voti nei singoli collegi. Ed è in base a questa che si attribuiscono in proporzione i seggi. «Insomma – spiega Chessa – se un partito ha diritto a 20 seggi in tutto, questi si ripartiranno nei vari collegi in proporzione al numero dei voti ottenuti in quei collegi, a prescindere dall’assegnazione iniziale». Poi l’attribuzione ai candidati, a seconda dei voti di preferenza. Ma è chiaro che con questi numeri e l’abbinamento alla popolosa Sicilia gli eletti sardi saranno ben pochi. E si moltiplicano gli scontenti: tra tutti i Riformatori che hanno presentato un ricorso alla Corte europea contro la legge elettorale definita “discriminante” perché (non assegnando nemmeno un seggio specifico alla Sardegna) «viola le più elementari regole poste a fondamento della Costituzione della Repubblica Italiana e della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (giuridicamente vincolante con l’entrata in vigore del trattato di Lisbona) che riunisce in un unico testo tutti i diritti personali, civici, politici, economici e sociali di cui godono le persone nell’UE».