“Le società rompano con i facinorosi” perché con loro “non bisogna trattare”. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si rivolge alle “società calcistiche ed i loro presidenti”, affinché prendano le distanze dalla violenza e dalle provocazioni negli stadi. 

E anche il presidente del Consiglio parla direttamente ai club, annunciando che dopo l’estate saranno loro a doversi occupare dell’ordine pubblico. “Tra giugno, luglio e agosto convocheremo le società e porteremo un principio fondamentale – spiega in un’intervista a Porta a Porta – dovranno anche prendersi cura del pagamento dell’ordine pubblico, non voglio che paghino i cittadini”. Renzi, che ha assistito dalla tribuna alla partita di calcio e non ha lasciato lo stadio nonostante gli scontri, ribadisce quanto dichiarato a La Stampa: “Personalmente credo sia stato un errore che si sia deciso di andare a parlare con i tifosi, coinvolgere le tifoserie. Bisognava partire e giocare”. Così come è vergognoso, aggiunge, “usare questi temi a fini elettorali”. Attacca “i soloni del giorno dopo” che sono intervenuti contro il governo dopo gli scontri e gli “sciacalli” che “si buttano con l’obiettivo di lucrare due voti. Se credono di prendere voti così se li prendano”. Il presidente del Consiglio sottolinea, tuttavia, come il problema non siano le regole in sé, ma il loro rispetto. Perché “le misure di sicurezza oggi già ci sono”. 

Le parole del Capo dello Stato arrivano a due giorni dagli scontri all’Olimpico di Roma per la finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina, dove il capo ultras Gennaro De Tommaso, detto Genny ‘a Carogna (figlio di un affiliato a un clan camorristico, con precedenti per spaccio di stupefacenti e un arresto, nel 2008, per traffico di droga) sabato ha trattato con il centrocampista del Napoli Marek Hamsik e le forze dell’ordine sull’assenso dei tifosi napoletani a fare iniziare la partita. All’origine dei fatti la sparatoria avvenuta proprio fuori dallo stadio, dove l’ultrà della Roma Daniele De Santis è sospettato di aver colpito tre tifosi del Napoli, ferendone uno in maniera grave. Scontri “dentro e fuori” dallo stadio che per Napolitano sono il segno “di una crisi morale, di valori e di comportamenti” che si registra in Italia insieme “ad altri focolai di violenza e a fatti di estremismo“. Bisogna “rompere i legami con aggregati che vengono chiamati tifoserie – precisa – e che perfino esprimono dei loro presunti capi che si collocano nel mondo della criminalità e dell’illegalità“. 

Il Capo dello Stato, uscendo dalla mostra La Nazionale tra emozioni e storia. Un secolo di calcio azzurro all’Auditorium di Roma, ha espresso solidarietà anche nei confronti della moglie dell’ispettore Filippo Raciti, ucciso allo stadio di Catania nel 2007. De Gennaro, infatti, indossava la maglietta “Speziale libero”, un chiaro riferimento al ragazzo catanese condannato a 8 anni in via definitiva per la morte dell’agente. “L’altra sera allo stadio Olimpico – ha detto Napolitano – c’è stato perfino qualcuno che ha avuto il coraggio di invocare la libertà per chi ha ucciso Raciti! Sono vicino alla vedova Raciti, come tutti gli italiani onesti”. Sulla questione dell’agente interviene anche Matteo Renzi. Marisa Raciti, infatti, aveva dichiarato dopo gli scontri che lo stadio “in mano a dei violenti” è “una vergogna” e lo “Stato che non reagisce” è “impotente e quindi ha perso”. E il presidente del Consiglio replica alle sue parole: “Diciamolo con forza perché lo Stato c’è. Speziale non è libero, Speziale sta in galera perché ha ucciso un uomo. I delinquenti non stanno negli stadi, stanno in galere”. Esprime il suo rammarico per non avere chiamato subito la vedova Raciti e stima per le sue parole: “Io ho un grandissimo rispetto per la signora Marisa Raciti e le parole che ha detto e se c’è un insegnamento è quello di ascoltare le sue parole. Lo dico anche con un senso di colpa con me stesso e di amarezza personale per non averla chiamata subito e per averla chiamata il giorno dopo. Ho sbagliato a non chiamarla immediatamente. Sono parole di dignità che mi commuovono da presidente. Da presidente del Consiglio dovremmo essere grati alle sue parole”.

Napolitano ricorda di avere “sentito molti propositi e delle forti affermazioni da parte del presidente del Consiglio e quanto detto dal ministro dell’Interno, Angelino Alfano“, e condivide la decisione del presidente del Consiglio che, presente allo stadio, è rimasto anche dopo gli scontri. “Il premier Matteo Renzi – puntualizza Napolitano – ha spiegato la sua presenza all’Olimpico dicendo ‘a quelli lì il calcio non glielo consegno!’: è stata una bella battuta che avrei pronunciato anche io”. E insiste: “Bisogna tornare ad immaginare un mondo del calcio quale deve essere – aggiunge – sport, gioco, competizione e anche grande spettacolo e rito collettivo. Il mio augurio è che in questo senso si compiano tutti i passi necessari, sono convinto che ci sara una svolta su tanti comportamenti”.