Se non avete mai visto Pane quotidiano (Rai Tre, dal lunedì al venerdì alle 12.45), non sapete a cosa avete rinunciato. La conduttrice, la giornalista ex direttrice dell’Unità Concita De Gregorio, presenta ogni giorno un libro diverso, ospitando l’autore in studio, e riassumendo in meno di mezzora tutti i cliché sulla sinistra radical chic del nostro paese.

In pratica, la De Gregorio è la risposta ‘de sinistra’ a Barbara D’Urso, con quelle faccette contrite o estasiate (dipende dagli argomenti), l’entusiasmo posticcio riservato ai grandi cavalli di battaglia della gauche caviar di casa nostra, l’aria severa per gli usi e i costumi degli italiani non approvati dalla Spectre radical chic che spadroneggia nel mondo della cultura e dell’informazione.

La puntata di oggi, ad esempio, ha sfiorato la perfezione. Si parlava del libro ‘Un paese ben coltivato’, di Giorgio Boatti. L’autore, ex giovane comunista, poi in Lotta Continua, ha raccontato il suo viaggio nell’Italia che ritorna all’agricoltura, e la De Gregorio si è affannata a lodare questa regressione bucolica, simbolo di un ritorno alle cose semplici, al rapporto con la terra e via cianciando.
Togliendo e rimettendo continuamente gli occhiali (rigorosamente rossi, ça va sans dire), Concita si muoveva con naturale predisposizione tra inni alla vita campestre e pistolotti contro la vita urbana. Viva il biologico, ovviamente, anche perché, ci ricorda la Nostra, “la terra di coltivazioni biologiche ha il colore della terra, quella non biologica sembra cemento”. Quelle poétesse!

E poi, il momento più drammatico della trasmissione: “I ragazzi di oggi non sanno più arrampicarsi su un albero di ulivo!”. E sono problemoni, signora mia.

Scherzi a parte, Pane quotidiano è la summa dei discorsi ipocriti e inutili dei salotti della Roma “ de sinistra”, e la De Gregorio è la Gran Sacerdotessa perfetta. Un mix letale di boldrinismo e scalfarismo, di buonsenso e solidarismo spicciolo, di banalità da gauche caviar e predicozzi fatti da chi, poi, razzola malissimo.

Alle 20.10 c’è la replica. Vi prego, non perdetela. Guardare anche una sola puntata di Pane Quotidiano è un anticorpo naturale alla marea di stupidaggini politically correct e radical chic che hanno ammorbato, ammorbano e purtroppo continueranno ad ammorbare il mondo culturale, televisivo e comunicativo dell’Italia.