Gianroberto Casaleggio e Federico Pizzarotti discutono da giorni (a mezzo stampa) sul cosiddetto “recall”, ovvero la verifica tra gli iscritti per confermare la fiducia al sindaco. Il co-fondatore la chiede, il primo cittadino la respinge. Ma quanti sarebbero gli “aventi diritto” al voto? A Parma il boom del Movimento non ha portato, come sarebbe stato prevedibile, una fila di nuovi iscritti. Numeri alla mano, oggi nell’associazione Parma in Movimento si contano 53 iscritti attivi, compresi sindaco, vicesindaco e 20 consiglieri comunali, a cui si aggiungono una cinquantina di iscritti ordinari certificati, che partecipano alle assemblee ma non hanno diritto di voto. Una cifra non altissima, per una città di 190mila abitanti con un governo pentastellato da due anni.

Sarebbe questa, quindi, la base chiamata a riconfermare la fiducia al sindaco nel “recall” che Pizzarotti ha già definito “tecnicamente non fattibile”. Non perché abbia paura di essere sfiduciato per la battaglia persa dell’inceneritore o per il suo operato, assicurano i suoi fedelissimi: “Il recall non lo fanno in tutti i Comuni – spiega Marco Vagnozzi, presidente del consiglio comunale e storico rappresentante del Movimento sul territorio –. Se si decide di applicarlo va benissimo, ma devono essere stabilite norme precise e deve essere fatto per tutti, non solo per Pizzarotti”. Se la maggioranza della base sembra allineata con il sindaco e la sua amministrazione, e sarebbe pronta a rivotarli, non mancano però le voci fuori dal coro. “Certamente il recall aprirebbe un dibattito molto serio” spiega un attivista. Alcuni lamentano anche il mancato confronto con il gruppo su alcuni temi. Inceneritore, politiche abitative, rapporto con la multiutility Iren. Nell’ultimo anno alcune scelte dei Cinque stelle in consiglio hanno creato qualche malumore all’interno del gruppo, una piccola frangia le ha definite in contrasto con il programma promesso ai cittadini e con quanto ci si aspetterebbe dai Cinque stelle. E questo, indipendentemente dalle dichiarazioni di Gianroberto Casaleggio nell’intervista al Fatto Quotidiano o dalle recenti tensioni tra Beppe Grillo e il sindaco.

“Facciamo assemblee con il gruppo ogni mese per confrontarci. Bisogna sempre contestualizzare – replica il capogruppo del consiglio comunale Marco Bosi – è troppo facile dire che una cosa non è in linea con i Cinque stelle, quando non ci sono alternative e non si fanno proposte”. Il dialogo con l’amministrazione c’è, assicura anche il presidente di Parma in Movimento Andrea D’Alessandro, che gestisce l’associazione da dopo la vittoria Cinque stelle e che con il resto del gruppo sta pensando di organizzare momenti di incontro con i cittadini su temi spinosi per la città, dalla moschea al piano di sviluppo urbanistico. Sarebbe anche un modo per far conoscere al territorio il Movimento e allargare la base, che in questi anni è cresciuta sì e no di una trentina di persone. È il tallone d’Achille dell’amministrazione Pizzarotti. Gli attivisti puri, senza cariche in Municipio, sono poco più del doppio dei consiglieri che oggi siedono nei banchi di maggioranza dell’assemblea cittadina.

“Sul sito del meetup gli iscritti sono 700 – spiega D’Alessandro – Alle assemblee con gli attivisti arriviamo a un centinaio, ma è normale, fa parte del percorso di educazione alla partecipazione, richiede tempo”. A dire il vero, nelle vicine Reggio Emilia e Modena le cifre non differiscono molto da quelle di Parma, ma come ammette anche il consigliere M5S Mauro Nuzzo, “Per essere all’amministrazione, la base è cresciuta relativamente poco – spiega, condividendo in parte le critiche espresse dalla minoranza degli attivisti – Penso che a volte manchi un adeguato flusso di confronto politico con il gruppo”. Eppure la mancata crescita della base viene vista dalla maggioranza come un fatto inevitabile. Gli attivisti parmigiani che sono nel Movimento sin dalla sua nascita nel 2005 e che in dieci anni hanno lottato su temi locali e nazionali, dall’inceneritore alla democrazia diretta, raccontano che il 2012 che ha segnato l’ascesa di Pizzarotti in Comune, ha anche in un certo senso azzerato la base. Gli iscritti di Parma in Movimento sono stati fagocitati dalla macchina amministrativa e per un anno l’associazione è rimasta quasi ferma. “E’ stato molto difficoltoso riuscire a costruire un rapporto continuo con gli attivisti perché siamo stati ‘inghiottiti’ da tutte le problematiche inerenti il ‘sistema Comune di Parma’ – racconta Alessandro Mallozzi, uno dei fondatori del gruppo parmigiano – Ora stiamo cercando di costruire un nuovo tipo di approccio tra attivisti e consiglieri anche organizzando assemblee con la partecipazione degli assessori”.