“I tagli alla sanità mettono a rischio centinaia di migliaia di vite”. L’appello al governo ucraino è di Dmytro Sherembei, capo dell’organizzazione no profit Pazienti dell’Ucraina, mobilitata insieme a tanti altri contro l’iniziativa dell’esecutivo, che si è detto pronto a ridurre gli stanziamenti del 30% per tutti i ministeri, compreso quello della sanità. La spending review proposta dall’esecutivo di Oleksandr Turcinov, che il 22 febbraio scorso ha preso il posto di Viktor Yanukovich, destituito dopo violenti scontri di piazza, rischia di essere il colpo di grazia per il sistema sanitario ucraino. L’allarme, lanciato dall’organizzazione umanitaria Soleterre, impegnata a garantire farmaci e supportare le famiglie dei malati, riguarda in particolare l’oncologia pediatrica: nel reparto dell’istituto oncologico di Kiev, il principale del Paese, sono esauriti tre tipi di farmaci antitumorali, costringendo molti bambini a interrompere il ciclo di chemioterapia. I responsabili della struttura non hanno notizie delle nuove forniture che dovrebbero essere consegnate direttamente dal ministero della Sanità e coprire il fabbisogno per il resto dell’anno.

I tagli aggravano una situazione già difficile perché, nonostante le richieste delle associazioni umanitarie, il governo precedente aveva stanziato per l’oncologia pediatrica soltanto 50 milioni, a cui se ne dovrebbero aggiungere altri 12 milioni a novembre, con la raccolta e distribuzione dei ricavi delle lotterie di Stato. Ora i malati che hanno già iniziato un ciclo di cure non possono fare altro che aspettare. Ma l’annuncio del governo, che ha deciso di dare un taglio netto al budget di spesa previsto dal precedente esecutivo in seguito alla crisi e alle pressioni delle organizzazioni internazionali, non promette bene. Per l’oncologia pediatrica la situazione rischia di diventare drammatica. Una mancanza di fondi delle proporzioni che si stanno profilando, secondo le associazioni umanitarie, in pochi mesi azzererà il lavoro fatto nel Paese per curare i bambini malati di cancro. Solo dieci anni fa il tasso di sopravvivenza era intorno al 40% mentre ora è aumentato, anche se resta molto basso rispetto agli standard europei (55% contro il 75-85%). Inoltre, come se non bastasse, l’esecutivo ostacola gli sforzi delle organizzazioni umanitarie tassando al 70% le raccolte fondi via sms.

Negli ospedali, tuttavia, non mancano soltanto i farmaci antitumorali, ma anche materiale di consumo, dalle bende agli aghi, analgesici e medicine di vario genere. Le cliniche sono perfino a corto di lenzuola pulite per i lettini, che a volte vengono portate dai familiari dei pazienti. Non stupisce quindi che i tagli annunciati dal governo abbiano fatto scendere in campo moltissime organizzazioni umanitarie, che hanno fatto un appello all’esecutivo chiedendo di non ridurre ulteriormente i fondi destinati alla sanità e in particolare all’oncologia pediatrica. “Se non arriveranno le forniture di medicinali, i bambini saranno i primi a farne le spese e ci saranno molte vittime”, hanno avvertito le associazioni in una nota, definendo “totalmente inaccettabile” la decisione dell’esecutivo, perché quanto stanziato per la sanità è sempre stato al di sotto delle necessità. “Una riduzione dei costi degli ospedali del 30% senza compromettere la qualità delle cure per i bambini gravemente malati o gli stipendi dei medici è semplicemente impossibile”, ha precisato Hanna Gopko, vicepresidente della clinica Okhmatdyt, sottolineando che in periodo di crisi sarebbe meglio risolvere i problemi di budget tagliando gli stipendi dei dirigenti statali.

Per la sanità ucraina non sarà probabilmente di aiuto neanche il sostegno finanziario promesso dal Fondo monetario internazionale. L’organizzazione di Washington ha annunciato a marzo l’impegno a fornire un pacchetto di salvataggio per un ammontare che sarà fissato tra i 14 e i 18 miliardi di dollari con l’obiettivo di aiutare il Paese a stabilizzare l’economia. Lo stesso Fmi ha precisato però che il programma sarà incentrato sul settore finanziario, le politiche fiscali, il settore energetico e gli aiuti alle imprese, senza citare nemmeno la sanità. Il Fondo inoltre ha messo pressione sul governo ucraino, chiedendo in cambio degli aiuti di ridurre il rapporto tra deficit e Pil del 2,5% entro il 2016 e di spostarsi verso un tasso di cambio flessibile, insieme ad altre condizioni. “Il Fmi non è interessato al welfare, ma solo a tagliare, senza fare studi sociali e dimenticando che stiamo parlando del Paese di Chernobyl”, commenta il presidente di Soleterre, Damiano Rizzi, sottolineando che a peggiorare la situazione sono “gli affari tra Kiev e alcuni oligarchi per la distribuzione di farmaci contraffatti”.

La situazione dei malati di cancro in Ucraina, spiega l’associazione umanitaria, è aggravata dall’alto tasso di abbandono delle cure, dovuto al fatto che l’istituto oncologico di Kiev è l’unica struttura affidabile per fare esami e accertamenti. Chi vive nelle compagne, infatti, è costretto a spostarsi per curarsi ma, non potendo sostenere i costi della vita in città, lascia prima di avere terminato il ciclo di cure. Il problema riguarda soprattutto i familiari dei malati, che vendono tutto quello che hanno per spostarsi dalle zone rurali e raggiungere Kiev, dove sono spesso costretti a dormire in stazione perché non hanno soldi. Trovare un lavoro in città, soprattutto per chi viene da fuori, è diventato quasi impossibile, anche perché dopo gli scontri in piazza molti negozi hanno chiuso i battenti.