Si allungano ombre inquietanti sulla scomparsa di una pornostar bresciana, Federica Giacomini – nota nel settore hard come Ginevra Hollander (foto da Facebook) – di cui non si hanno notizie da metà gennaio. Sulla vicenda sta indagando da settimane la polizia di Vicenza, che ha puntato i sospetti su un 55enne bresciano, Franco Mossoni, che abitava con la donna in un appartamento della città veneta e che, da febbraio 2014, è rinchiuso in ospedale psichiatrico dopo aver terrorizzato l’ospedale San Bortolo di Vicenza facendovi irruzione vestito da ‘Rambo’ e con un’arma giocattolo.

Gli investigatori che hanno perquisito la casa vicentina dell’uomo vi hanno trovato balestre, coltelli, vestiti femminili e documenti appartenenti a Federica. Ora però hanno anche sequestrato l’automobile di Mossoni, dopo aver scoperto che dalla vettura è stato tolto il sedile del passeggero, sostituto con una sedia a sdraio. Un elemento che non può essere sottovalutato, e che porterà gli investigatori nei prossimi giorni ad effettuare un attento esame scientifico alla ricerca di eventuali tracce di sangue o reperti biologici.

‘Federica stava con me, ma ormai è finita..’ era la sola frase pronunciata dall’uomo su Federica. Ma che la sparizione della donna possa nascondere una fine violenta è solo una delle ipotesi investigative, che non tralasciano un altro fatto: una forte situazione debitoria che Giacomini avrebbe accumulato nei confronti di alcune persone. Debiti di denaro ai quali farebbero riferimenti i documenti trovati nella casa.

La donna è stata sentita al telefono l’ultima volta il 31 dicembre scorso dai genitori, che dopo un prolungato silenzio della figlia hanno presentato denuncia di scomparsa ai carabinieri il 19 gennaio. Resta da capire quale fosse il vero rapporto tra Federica Giacomini – intestataria del contratto d’affitto dell’appartamento, che lei stessa pagava regolarmente – e Franco Mossoni, uomo con notevoli disturbi psichici e con alle spalle una lunga carcerazione, per omicidio.

L’uomo, simpatizzante di estrema destra, era stato ritenuto colpevole dell’omicidio di un coetaneo, l’idraulico Clemente Furloni, suo presunto rivale in amore, ucciso nell’agosto 1978 a Malegno (Brescia), in Valcamonica. A lui le forze dell’ordine dell’ordine erano arrivate dopo la scoperta di un campo paramilitare nel bergamansco, dove Mossoni ed altri giovani si esercitavano al tiro. L’uomo, all’epoca 22enne, impugnava una ‘Astra 38’, pistola di fabbricazione spagnola con la quale era stato ucciso l’idraulico. Due anni dopo, mentre scontava la condanna per omicidio, Mossoni era evaso dal carcere bresciano di Canton Mombello, in maniera singolare: era stato chiamato a riparare una porta d’ingresso del carcere, ed approfittando della circostanza era fuggito. Venne catturato nuovamente nel 1981, dai carabinieri, mentre scendeva da un pullman di linea a Brescia.