Quello che si temeva ormai ha una certezza scientifica. C’è una donna che, dopo essersi sottoposta alla fecondazione assistita, è incinta di due gemelli non suoi. Lo scambio di embrioni avvenuto all’ospedale Pertini di Roma è stato confermato dagli esami del Dna. Il test, eseguito su cinque coppie, quella ora in attesa dei due gemelli più altre quattro che hanno eseguito il trattamento nel periodo 4-6 dicembre dello scorso anno), ha permesso di individuare la coppia dei veri genitori biologici. 

L’inseminazione avviene in tre fasi: la prima è il prelievo della cellula, la seconda è l’inseminazione, la terza è l’impianto. La coppia, che presentato una denuncia in Procura, ha eseguito il prelievo il 2 di dicembre e l’impianto il 4. La coppia ora in attesa dei due gemelli invece, ha eseguito il 4 il prelievo e il 6 l’impianto. Ciò esclude uno scambio tra le due coppie.

L’errore è avvenuto il 4 dicembre dello scorso anno, quando quattro coppie si sono sottoposte alla procedure. Per due coppie, che hanno cognomi simili, è accaduto l’impensabile: gli embrioni dell’una sono stati impiantati nell’utero sbagliato. Quando la coppia in attesa di due bimbi ha scoperto, dopo aver eseguito una villocentesi in un’altra struttura ospedaliera, che non c’era compatibilità genetica ha presentato un esposto all’ospedale. Ora c’è una commissioni di indagine, voluta dal presidente del Lazio Nicola Zingaretti, con il direttore del centro Vitaliano De Salazar (da poco nominato) e presieduta dal rettore di Tor Vergata, il genetista Giuseppe Novelli. 

La legge dice che figlio è di chilo partorisce“, quindi la mamma che sta portando avanti la gestazione “non rischia di perdere i figli. Può perderli solo se decide di interrompere la gravidanza”, mentre “la mamma genetica non ha nessun titolo, dal punto di vista giuridico, di rivendicare nulla”. È chiaro in merito a cosa dice la legge sul caso dello scambio di embrioni, il giudice costituzionale Ferdinando Santosuosso. “La situazione è di una gravità tale che potrebbero esserci gli estremi per un aborto terapeutico, quindi anche oltre i tre mesi”. La donna però ha già fatto sapere che proseguirà la gravidanza ma, se non se la sentisse di tenerli, potrebbe non riconoscere i figli alla nascita, “nessuno, infatti, ha l’obbligo di riconoscere un figlio, quindi anche la signora dopo parto, potrà decidere di non farlo“. Per il padre il discorso è “in parte diverso”, aggiunge, “ma riterrei immorale e probabilmente anche giuridicamente dubbio, il fatto che un uomo che insieme a una donna ha avviato percorso di fecondazione assistita, pur se con uno sviluppo inatteso, possa scegliere un non riconoscimento”. Il profilo penale, comunque, è di fatto inesistente perché per la violazione della legge 40 sono previste sanzioni amministrative. 

“Alle due coppie coinvolte – sottolinea il direttore generale della Asl Rm/B, Vitaliano De Salazar – va tutta la nostra sincera solidarietà, garantendo loro tutta l’eventuale assistenza professionale. I risultati delle analisi effettuate, unitamente ai riscontri procedurali delle operazioni svolte durante la seduta di trasferimento degli embrioni, escludono il coinvolgimento delle altre coppie che sono state prontamente informate”. Per quanto riguarda gli aspetti organizzativi, “e di concerto con la Commissione interistituzionale” nominata per far luce sulla vicenda, l’Asl “ha provveduto alla nomina di un nuovo responsabile della struttura della Procreazione medicalmente assistita, rafforzato le procedure e confermato il fermo degli arruolamenti riservandosi l’adozione di tutti gli ulteriori provvedimenti ritenuti necessari anche alla luce dell’indagine ministeriale”. Tra le misure prese dal dg ci sono i codici di identificazioni per le coppie e limite di tre coppie al giorno su cui intervenire. Previsto anche un rafforzamento del numero di personale presente per ogni singola fase di lavorazione anche laboratoristica con la presenza contemporanea dei due biologi più un medico dell’equipe del Risk Management.

 

“Abbiamo eseguito i test e identificato i genitori biologici dei feti. Il lavoro della Commissione, che ha presentato anche l’apposita relazione, finisce qui” dice all’Adnkronos Salute il genetista Giuseppe Novelli, rettore dell’Università di Roma Tor Vergata. “Ma non ci sono altre coppie coinvolte. Si è trattato di un errore umano, un evento avverso – conclude – in un Centro che adotta protocolli standard e di qualità”.