Nel guardare il video girato sabato scorso al corteo dei movimenti per la casa a Roma in cui si vede il poliziotto con i pantaloni beige e il giubbotto di pelle passeggiare sull’addome di una ragazza a terra, vanno considerati due particolari.

Il primo: il poliziotto con i pantaloni beige e il giubbotto di pelle per difendersi ha dichiarato: “Stavo guardando in aria per controllare che nella nostra direzione non stessero arrivando bombe carta. Non ho visto la manifestante, ho sentito di aver calpestato qualcosa, pensavo fosse uno zainetto”. In realtà dal video, un istante prima che la testa dell’uomo protetta dal casco scompaia dall’inquadratura, si può vedere che il poliziotto non guarda affatto in aria, bensì a terra. Inoltre, si può vedere che il poliziotto, un istante prima di calpestare la ragazza, alza il piede destro, il che sta a significare che aveva ben presente cosa ci fosse sotto i suoi piedi. Se fosse vero, come sostiene, che non ha visto la manifestante e che ha sentito solo dopo di aver calpestato qualcosa, il poliziotto avrebbe continuato a camminare con passo naturale, e anziché calpestare la manifestante, sarebbe inciampato nel suo corpo, finendo verosimilmente con la faccia a terra.

Il secondo: il poliziotto con i pantaloni beige e il giubbotto di pelle non calpesta una mano, una gamba, un braccio della ragazza, calpesta quanto di più sacro esiste nel corpo di una donna: il suo grembo. C’è un’espressione nella lingua italiana, “gettarsi in grembo”, il cui significato è “affidarsi completamente a qualcuno”, che denota come quella parte fisica sia considerata un luogo di protezione, un nido per noi umani. Calpestare un nido è un atto di solenne spregio, carico di una simbologia odiosa e innaturale. Se il gesto fosse volontario (e qui voglio davvero pensare che le dichiarazioni del poliziotto con i pantaloni beige e il giubbotto di pelle siano sincere) sarebbe molto più che abuso di potere, e il fatto avrebbe poco a che vedere con una manifestazione sfuggita al controllo delle forze di polizia, con una gestione problematica dell’ordine pubblico, con un episodio di guerriglia urbana. Il gesto, in quel caso, indicherebbe un problema psichico e culturale tra i più funesti del nostro tempo.