“C’è stato un periodo in cui mi sono vergognata di lui”. Il racconto di un padre comincia col mettere nero su bianco un sentimento comune di figli, quell’imbarazzo, quella vergogna che si prova ad una certa età verso il proprio genitore, il suo modo di essere, il suo modo di fare. Nel caso di Pia Valentinis, illustratrice Premio Andersen al debutto in graphic novel, il sentimento di vergogna nasce dalla condizione operaia del padre, dal suo essere troppo diretto con tutti, anche – e soprattutto – con gli amici della figlia. 

Ferriera (Coconino Press, euro 15,50, in libreria dal 10 aprile) è un racconto essenziale, nei tratti come nel testo – che rispecchia forse le poche parole di cui era fatto il loro rapporto – che si fa declina subito nel sentire dei sensi: il padre è l’odore misto di fatica, vino, nazionali senza filtro, ferro e fumo; è il suono di una voce che si è persa nel tempo; è l’asciuttezza dei gesti (pescare, zappare, saldare, camminare contro la bora, prendere la pioggia in faccia); è il ricordo dell’unico schiaffo ricevuto. È il narrare della propria infanzia e adolescenza per risalire le radici, tornare ai nonni e intanto ripercorrere una parte di storia d’Italia, parlando di Mario che non passò mai il sabato fascista con gli amici perché suo padre Giovanni non voleva la tessera, che rimase orfano a quattordici anni, che emigrò in Australia come bracciante agricolo negli anni Sessanta, tornando poi a casa dove Clelia lo aspettava. Ma è anche il racconto della lotta e della dignità operaia perché   parla del lavoro in fonderia, dei compagni del padre, dell’orgoglio di un lavoro infernale e del saperlo fare, delle manifestazioni, delle condizioni a volte umilianti, della morte di un collega e del chiedersi “Perché non io?”.

Ci sono le copertine della Domenica del Corriere, i fuochi della Festa del Redentore a Venezia, le storie degli emigranti e quelle dei partigiani; c’è chi si mette le scarpe al contrario per sforzare il tempo; c’è una coppia che brucia tutte le lettere spedite mentre erano separati dall’Oceano, quasi che quelle parole dovessero sparire una volta ritrovatisi fisicamente, come se la presenza le superasse tutte e bastasse a se stessa. Ci sono storie, tante storie nelle immagini che Pia Valentinis mette in fila, lei che – come le riconosceva il padre – vede storie dappertutto e che guarda bene, prima di cominciare a disegnare.

Un testo da proporre ai ragazzi più grandi, per far scoprire loro un trentennio di vita italiana (quello tra gli anni Cinquanta e Ottanta) attraverso la storia di un singolo e di quelli che ha incontrato e sfiorato e per lasciar assaporare loro – nell’intimità della lettura – la possibilità del dire anche di quel senso di imbarazzo di cui è fatto, sovente, l’amore dei genitori e dei figli.

di Caterina Ramonda