Venerdì 11 aprile 2014 sono stato invitato, da alcuni rappresentanti del Movimento 5 Stelle, ad un incontro con il prof. Luigi Matturri, mio professore di anatomia patologica del corso di medicina e presidente del centro di ricerca Lino Rossi per lo studio e la prevenzione della morte inaspettata perinatale e della Sids (dalla definizione internazionale di Sudden Infant Death Syndrome, cioè sindrome della morte improvvisa dell’infante) dell’Università Statale di Milano.

Il prof. Matturri ci spiega che la morte in culla costituisce la manifestazione “tardiva” di una complessa patologia, per lo più congenita, ossia sviluppatasi durante la vita endouterina, responsabile anche della più frequente morte inaspettata del feto per lo più al termine della gravidanza. Dati dell’Oms (“Neonatal and Perinatal Mortality”, 2006) indicano che, nelle nazioni occidentali, l’incidenza della morte improvvisa fetale è di un caso ogni 100-200 gravidanze; essa è circa 10 volte superiore a quella della morte in culla. Le alterazioni congenite colpiscono le strutture che modulano le funzioni vitali, il sistema nervoso vegetativo e quello di conduzione cardiaco, ossia la centralina elettrica del cuore. Numerose sono le malattie post-natali ad insorgenza fetale già riconosciute, in generale provocate da il fumo di sigaretta, l’alcolismo, le droghe, farmaci per lo più sedativi e l’inquinamento atmosferico: l’aterosclerosi, causa principale delle malattie cardiovascolari, provocata dal fumo di sigaretta e favorita dall’inquinamento atmosferico; le anomalie del sistema di conduzione cardiaco, frequente causa di morte improvvisa di sportivi; l’incompleta maturazione dei polmoni favorente l’insorgenza di malattie infiammatorie dell’apparato respiratorio del lattante, le anomalie di sviluppo della corteccia cerebrale, plausibile substrato di disturbi cognitivi e comportamentali dell’infante, e le malformazioni cranio-facciali. “Anni fa – dice Matturri- la Philip Morris ci scrisse proponendo la loro collaborazione per gli studi sul fumo ponendo come condizione che la pubblicazione dei dati fosse subordinata ad un loro esame critico preventivo. Naturalmente non accettai così come con aziende farmaceutiche come la Glaxo.”

Nel febbraio 2006 è stata promulgata la legge 31Disciplina del riscontro diagnostico sulle vittime della sindrome della morte improvvisa del lattante e di morte inaspettata del feto”. Da allora cosa si è fatto? Come prima cosa, secondo il prof. Matturri, è necessaria una campagna di informazione rivolta già agli studenti della scuola primaria, per questo scrisse al Sindaco di Milano Pisapia, senza successo, perché, rispose, l’iniziativa deve partire dalla regione Lombardia con la quale il centro Lino Rossi ha collaborato fino a che l’allora assessore Bresciani disse che Formigoni insieme a Comunione e Liberazione non gradivano dopo aver raggiunto un ottimo risultato previsto dalla legge: l’istituzione di una banca dati per valutazione di tipo statistico ed epidemiologico su tutto il territorio nazionale. Esiste quindi questa banca dati, che è costata molti soldi alla Regione ingegnerizzata da Lombardia informatica, pronta ad essere attivata.

Come campagna informativa, prof. Matturri, introdurrebbe anche la questione dei vaccini? “Lungi da me negare la validità del vaccino in senso lato tuttavia una decina di anni fa sono stato invitato a far parte del comitato scientifico dell’Emea per contribuire a valutare la causa di morte dopo vaccino che si erano manifestati in particolare in Germania, Belgio e Francia. Abbiamo riscontrato che è opportuno, in seguito alla storia della famiglia, ad esempio se la madre fuma, valutare se il bambino è a rischio prima di vaccinarlo. Infatti nei casi da noi osservati le uniche alterazioni sono di tipo infiammatorie espressione della riacutizzazione di virus latenti sollecitati dal vaccino”. 

Prof Matturri come mai le Istituzioni si sono fermate? “I motivi sono vari. Il primo culturale, la non conoscenza. Poi esistono motivi morali e religiosi come dice l’OMS che la morte improvvisa non è degna di essere esaminata. Terzo motivo è che le autopsie sono diminuite perché i clinici, che devono richiederla, hanno paura che l’anatomopatologo possa trovare qualcosa che possa colpevolizzarli. Per essere chiaro io sono legato alla regione Lombardia perché la proposta di legge è stata presentata grazie ai dati che abbiamo raccolto anche in questo centro costruito con i fondi regionali. Non sono legato ai politici che hanno bloccato la banca dati che aveva fatto partire il progetto. Il vero gestore della sanità lombarda era Giancarlo Abelli che da buon politico non avendo la conoscenza, quindi il controllo, decise di affossare la legge che aveva non solo l’obiettivo del riscontro diagnostico ma anche la prevenzione, l’informazione e la raccolta dei dati.”

Riattivare la banca dati è la base per far ripartire il progetto. In questo il prof. Matturri è d’accordo con me che occorre spostare il fulcro dei dati sanitari dalle Istituzioni al cittadino. Anche in questo caso se ci fosse stato History Health nessun politico avrebbe potuto bloccare il progetto perché avendo in mano il nostro sangue le aziende farmaceutiche, le aziende del tabacco possono intervenire: finché non si spostano i dati sanitari dalle Istituzioni al paziente fin dalla nascita non abbiamo possibilità: la ricerca scientifica è veicolata. 

Ministro Lorenzin sono passati sei mesi da quando il prof. Matturri le ha chiesto con i massimi dettagli di riattivare il progetto con una spesa limitata; non pensa che sia arrivato il momento di salvare piccoli esseri indifesi? Vuole studiare fattivamente quello che propongo da tempo per togliere la gestione dei dati sanitari dalle Istituzioni, che possono essere influenzate dai poteri forti, e darli in mano ai cittadini con History Health che hanno tutto l’interesse a voler stare bene ed a far stare bene i propri figli?

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