“Per favore non chiamate più Roncalli il ‘Papa buono’. I giornali, soprattutto quelli di destra, usavano questa parola per mortificare il suo pontificato”. A parlare è il neo cardinale Loris Francesco Capovilla, storico segretario di Giovanni XXIII, che sulla soglia dei 99 anni e dopo aver ricevuto la berretta rossa lo scorso 22 febbraio da Papa Francesco, confessa, in un’intervista esclusiva al settimanale “A sua immagine”, la genesi dell’appellativo che da 50 anni tutto il mondo attribuisce ad Angelo Giuseppe Roncalli. “È mezzo secolo – racconta Capovilla – che combatto contro questa definizione. Viene usata dai media in modo improprio, quasi per mettere Giovanni XXIII in contrapposizione con chi lo ha seguito e preceduto: Paolo VI e Pio XII, che non erano mica Papi cattivi”. Una condanna inedita di una certa pubblicistica che ha sempre accreditato Roncalli come il Pontefice della bontà, del celebre discorso alla luna con il quale la sera dell’11 ottobre 1962 in piazza San Pietro salutò l’apertura del Concilio ecumenico vaticano II da lui indetto e aperto.

“Attenzione: la bontà – ammonisce Capovilla – è una virtù obbligatoria per essere cristiani, come la prudenza, la temperanza, la fortezza. Non è che possiamo consolarci dicendo che c’è stato un Papa buono, e noi possiamo fare come ci pare”. Ma come è nata questa qualifica? “A tributargliela – svela Capovilla – non è stata la stampa, né i potenti. È stato il popolo romano, i semplici, gli operai. Era il 7 marzo 1963. Era prevista una visita nella parrocchia di San Tarcisio al Quarto Miglio, ma eravamo in piena campagna elettorale. E i parrocchiani, con il consenso dei responsabili i dei partiti in lizza, decisero di coprire tutti i manifesti propagandistici con teli bianchi e la scritta: ‘Evviva il Papa buono’. E l’aggettivo gli rimase appiccicato”. Parole che arrivano a poche settimane dalla cerimonia di canonizzazione in piazza San Pietro, prevista per il 27 aprile prossimo, nella quale Papa Francesco proclamerà santi Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II. Capovilla svela anche la bugia che disse Roncalli quando, poco dopo la sua elezione, nel 1958, andò a Regina Coeli: “Confidò ai carcerati di aver avuto anche lui un parente in prigione. In realtà nessun parente del Papa era mai stato arrestato”.

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