Non solo la Crimea, l’ondata indipendentista investe anche altre regioni dell’Ucraina orientale. I filorussi – che occupano da domenica 6 aprile il palazzo della Regione di Donetsk – hanno proclamato la nascita della “Repubblica sovrana di Donetsk“. Lo scrive Itar-Tass. I partecipanti al blitz hanno annunciato per l’11 maggio anche un referendum per la possibile annessione alla Russia della regione industriale.

L’iniziativa è stata promossa dai manifestanti che, a porte chiuse, hanno letto un documento secondo cui l’autoproclamata repubblica di Donetsk “costruirà le sue relazioni in linea con la legge internazionale sulla base di pari diritti e mutui benefici” e avrà un territorio “indivisibile e inviolabile”. La risposta di Kiev non si è fatta attendere. Il parlamento ucraino (Verkhovna Rada) si riunirà martedì 8 aprile per decidere un eventuale inasprimento delle pene previste per i separatisti.  Lo ha fatto sapere il presidente ad interim Oleksandr Turcinov citato dall’agenzia Unian. Il premier ha inoltre precisato che gli indipendentisti di Dontesk “saranno oggetto di operazioni antiterrorismo”. Anche la Casa Bianca non è rimasta impassibile davanti a questa nuova escalation: “Gli Stati Uniti sono preoccupati sugli sviluppi in Ucraina e chiedono al presidente russo, Vladimir Putin di cessare tutti gli sforzi per destabilizzare il Paese”, lo ha detto il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney che ha anche precisato: “”Ulteriori violazioni da partedella Russia in Ucraina porteranno a nuove sanzioni”.

Dalla Crimea, intanto, è arrivata la solidarietà per gli insorti. “Naturalmente, supporteremo i nostri fratelli. La crudeltà con cui le proteste sono soppresse è illegale e ingiustificata”, ha dichiarato il presidente del parlamento locale, Vladimir Konstantinov, citato da Interfax. La proclamazione dell’indipendenza da Kiev torna a far crescere la tensione nella parte orientale del paese e i focolai di rivolta si sono estesi anche ad altre città. A Lugansk i dimostranti hanno occupato parte della sede dei servizi segreti e hanno issato la bandiera russa all’esterno dell’edificio, prima di irrompere nell’armeria e impossessarsi delle armi. Negli scontri sono rimaste ferite otto persone: sette insorti e un poliziotto, quest’ultimo avrebbe riportato una frattura alla colonna vertebrale. Secondo i media locali, i filorussi chiedono anche la liberazione di 15 loro compagni arrestati nei giorni scorsi in un’operazione di polizia. Anche a Donetsk gli insorti filo Mosca hanno occupato la sede dei servizi segreti, dopo che domenica circa 200 manifestanti si erano impossessati del palazzo della Regione chiedendo che sia indetto un referendum simile a quello della Crimea che ha portato nell’orbita russa.

Sempre domenica a Kharkiv, diverse decine di persone hanno fatto irruzione nella sede del governo regionale e hanno issato bandiere russe alle finestre, ma oggi sono state sgomberate, secondo quanto afferma Kiev. Ed è polemica sull’atteggiamento delle forze dell’ordine, che ieri non avrebbero opposto molta resistenza e si sarebbero rifiutate di usare la forza abbandonando l’edificio dopo il blitz degli insorti. Una manifestazione a favore della Russia si è svolta anche a Odessa, importante città portuale e russofona dell’Ucraina meridionale. “Putin e Ianukovich hanno ordinato e pagato l’ultima ondata di disordine separatista nell’est del Paese”, ha tuonato ieri in tarda serata il ministro dell’Interno di Kiev, Arsen Avakov.

Il riaccendersi delle rivolte filorusse fanno crescere la preoccupazione della comunità internazionale. “Stiamo monitorando la situazione con preoccupazione”. Ha commentato la portavoce Ue Catherine Ashton. La portavoce ha ribadito il “forte sostegno” di Bruxelles all’integrità territoriale e alla sovranità dell’Ucraina. Ashton ha specificato che l’Ue sta facendo “tutto quanto necessario per essere pronta appena possibile” per le sanzioni di terzo livello alla Russia.

Ciò che sta avvenendo in Ucraina mostra evidenti “spaccature che indicano l’esistenza di un grosso rischio di guerra civile” e, quindi, “è importante che si trovi terreno di accordo anche a livello internazionale”. A tracciare il quadro all’Ansa è il segretario generale dell’Osce, Lamberto Zannier, convinto che “se l’Ucraina non viene mantenuta come un ponte, come entità che deve trovare equilibrio tra i due campi, c’è rischio di frattura tra metà che va a Est e metà che va a Ovest’’.