Luigi Faccia, 59 anni, il leader dei secessionisti veneti arrestati nell’operazione dei Ros, non ha risposto al gip che oggi lo ha sentito in carcere a Vicenza per l’interrogatorio di garanzia. “Sono un prigioniero di guerra” ha detto l’ex serenissimo dopo essersi avvalso della facoltà di non rispondere. Faccia, accusato di associazione con finalità di terrorismo ed eversione, si è mostrato combattivo e determinato, spiegano i legali, nel portare avanti i suoi ideali di indipendenza.

Il suo atteggiamento durante il colloquio è stato tutt’altro che remissivo. Il ‘capo’ degli indipendentisti, quando gli è stato chiesto di declinare le generalità, sulla propria nazionalità ha risposto senza dubbi: “veneta”. Dopo essersi avvalso della facoltà di non rispondere, il l’ex Serenissimo ha anche chiarito il proprio ruolo all’interno dell’’Alleanza’ che stava preparando un ‘tanko’ artigianale per tornare in piazza a Venezia: “Come responsabile del Veneto Fronte di Liberazione, servitore della Veneta Serenissima Repubblica – ha detto -, mi dichiaro prigioniero di guerra”. Poi più nulla. Stessa cosa aveva fatto in Tribunale a Padova l’altro ex serenissimo finito ai domiciliari nell’operazione di martedì scorso, Flavio Contin, colui che nascondeva in un capannone a Casale di Scodosia (Padova) il ‘carro armato’ con cannoncino 12 mm ricavato da un caterpillar. L’ultrasettantenne Contin non ha parlato con il gip, e allo stesso modo si sono comportati altri dei detenuti nel carcere di Verona. Non tutti però.

Lucio Chiavegato, un altro dei personaggi chiave dell’inchiesta, ha invece risposto al giudice, sostenendo che molti aspetti che la Procura di Brescia gli addebita gli sarebbero del tutto sconosciuti. Attraverso la moglie, Barbara Benini, l’uomo ha quindi annunciato che farà lo sciopero della fame fin quando non sarà liberato. “Ritengo che tutti i miei assisiti abbiano chiarito sufficientemente la loro estraneità alle accuse”, ha detto l’avvocato Luca Pavanetto, che con Chiavegato difende altri due indagati, Pietro Turco e Andrea Meneghelli. “Hanno risposto a tutte le domande del Gip di Brescia – ha aggiunto – In particolare per quanto riguarda Chiavegato, è emerso un distacco totale dalla vicenda”. L’ex dei ‘forconi’, secondo il legale, avrebbe detto che “da più di un anno” non frequentava le persone coinvolte nell’indagine, aggiungendo che elementi quali le ‘chiavette’ e la trasformazione del trattore in ‘tanko’ gli erano sconosciuti. Chiavegato, presidente della Life (Liberi imprenditori federalisti europei), ha detto di voler arrivare “pacificamente all’indipendenza del Veneto”. Domani il legale presenterà al Tribunale del Riesame di Brescia l’istanza per la remissione in libertà dei tre.

Ma quella di sabato 5 aprile sarà una giornata importante soprattutto perché nel carcere di Treviso il gip ascolterà il presento ‘ideologo’ dei secessionisti, Franco Rocchetta. Il quale, anticipa il suo legale, Fabio Pinelli, fornirà al gip la sua verità. Molte le voci che si sono levate in difesa del fondatore della ‘Liga Veneta, tra cui quella dell’ex sindaco di Venezia, Massimo Cacciari. E un appello alla magistratura a giudicare i 24 arrestati nell’inchiesta sui secessionisti da “uomini liberi” è giunto anche dal presidente della Regione Veneto, Luca Zaia. “Parta un appello popolare affinché siano liberati tutti” è l’auspicio di Zaia. E sulla vicenda  è intervenuto anche il portavoce Cinque Stelle Beppe Grillo, impegnato nel ‘Non ci fermate Tour’ dalla discarica di Malagrotta a Roma. “Mentre arrestavano 20 veneti, – ha detto – il nostro Presidente della Repubblica riceveva un condannato. Come fanno ad avere fiducia i cittadini? Fanno benissimo ad autodeterminarsi con questo Stato qua”. A chi gli ha chiesto se è d’accordo con la ‘presa di San Marco’ con il carro armato, Grillo ha risposto: “Non diciamo belinate”.