“L’Italia deve tornare a correre”, ha detto il premier Matteo Renzi incontrando a Londra il collega britannico Cameron. “Ripresa non sufficiente, bisogna correre”, aveva ammonito qualche giorno prima. E ancora: “Correre con le riforme”, “correre, ce lo chiede il Paese”, “non possiamo fermarci”, “di corsa verso la ripresa”.

Insomma, da quando è entrato (correndo) a Palazzo Chigi, Renzi va veloce, si affretta, scatta e schizza da un briefing a una visita di Stato e, dopo una rapida carezza agli scolari, abolisce il Senato, cancella le Province, raddrizza il Pil, frenetico, fulmineo, repentino tra un’occhiata alle lancette, una spiccia cazziata ai giornalisti verbosi e un sollecito alla placida Boschi che si attarda nell’esposizione delle riforme ‘ostituzionali, suvvia.

Renzi turbofuturista contemporaneo attua il manifesto marinettiano “contro l’immobilità pensosa, l’estasi e il sonno” (Enrico Letta?) e quindi ne esalta “il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo e il pugno” (quando ce vò ce vò). In lui l’agire sostanzia il gesto e il gesto sostanzia il fare affinché nessun dorma e tutti sappiano quando si voterà per le Europee: chè, se il fare non si farà, la colpa ricadrà sui fanigottoni parolai della vecchia politica. Viene anche in mente Forrest Gump con Tom Hanks che un giorno comincia a correre su e giù per l’America e in tanti gli vanno dietro e le tv gli chiedono perché lo faccia. Per la pace nel mondo? I senzatetto? I diritti delle donne? L’ambiente? E Forrest: “Non volevano credere che qualcuno potesse essere così scemo da correre senza motivo”. Ma era un film.

il Fatto Quotidiano, 2 Aprile 2014