Messi insieme valgono 71 gol fino a questo punto della stagione, 64 dei quali in Serie A. Chiamateli pure vecchi, se volete. Non si offenderanno perché sanno che il calcio non si gioca con la carta d’identità ma con testa e piedi. E i loro sono buoni, a volte speciali, nonostante l’età media parli chiaro: 34.4 anni, dai 31 di Cassano ai 37 di Totti e Toni. In mezzo ce ne sono altri sei, uno dei quali, Gigi Buffon, ha l’oro nelle mani e domenica sera ha evitato alla Juventus di uscire dal San Paolo con un “cappotto” sulle spalle. Molti sono stati scaricati troppo presto o bollati come bolliti. Eppure ora stanno vivendo una nuova primavera calcistica, mentre viaggiano verso le quaranta primavere anagrafiche.

Il protagonista principe nelle never ending stories della serie A è Luca Toni. Le sue cifre del 2013/14 richiamano alla mente le stagioni d’oro alla Fiorentina e al Bayern Monaco. L’attaccante del Verona ha segnato 15 gol in 27 partite che ne fanno il terzo miglior marcatore della Serie A. E’ a una sola rete da quelle realizzate nel 2006 in maglia viola, preambolo del mondiale in Germania, e ha già superato le 14 infilate in Bundesliga nel 2008. Da settembre a oggi ha segnato quanto aveva fatto negli ultimi quattro anni, tra l’esperienza alla Roma nel 2009 e il ritorno alla corte dei Della Valle del 2013. Piccolo particolare: i suoi gol vengono giù a grappoli (la doppietta di domenica è la quarta stagionale) e sono spesso decisivi. Nelle undici partite in cui Toni ha trovato la via della porta, il Verona ha vinto nove volte, pareggiato con la Juventus e perso con il Torino.

Appena un passo indietro c’è Antonio Cassano, che a Parma sta firmando una delle sue più belle stagioni di sempre. Il talento di Bari Vecchia, che compirà 32 anni a luglio, ha dimostrato nel corso della carriera di calarsi meglio nella parte del valore aggiunto in una squadra normale (vedi Sampdoria) che in quella del “forte in una squadra di forti” (Real Madrid docet). Parma sembra essere la sua dimensione ideale, a lungo ricercata. Donadoni lo coccola e lascia le briglie sciolte. Del resto, senza di lui non annuserebbe il profumo d’Europa. Undici gol all’attivo, assist su assist per i compagni (che da contratto Ghirardi paga a peso d’oro) e colpi che gli umani non possono neanche concepire, figuriamoci eseguire, hanno già fatto partire il tormentone “Prandelli, mitt a Cassan” in vista del Brasile.

Chi non mancherà nell’avventura mondiale in Sudamerica è Andrea Pirlo. Dato per cotto dal Milan nel 2011, quando di anni ne aveva 31, il geometra bresciano ha risposto con due scudetti made in Torino e ora sta pilotando la Juventus verso il terzo. Quest’anno in A è a quota 5 gol ma al di là delle punizioni maledette, quel che conta – da sempre – sono i tempi che riesce a dettare. Non è un caso che in una sua ‘giornata no’ come quella di domenica contro il Napoli, il motore bianconero sia andato fuori giri. Il contatto scade nel 2016, quando di anni ne avrà 37, quanti oggi ne conta Francesco Totti, un altro finito troppo presto sulla graticola: “è vecchio”, “non corre”, “snatura la squadra”. Nonostante una stagione già condita da due infortuni, il capitano della Roma ha colpito 6 volte e smazzato 9 assist in 19 partite. Quando Rudi Garcia ha potuto schierarlo, la Roma ha perso appena 7 punti (sconfitta con la Juventus e pareggi con Lazio e Milan). Forti e decisivi, insomma.

Come anche Miroslav Klose (22 presenze, 7 gol) e Antonio Di Natale, 36 anni e 10 reti. Complicata la stagione del 35enne attaccante della Lazio alle prese con diversi problemi fisici e un cammino zoppicante di tutta la squadra. Però quando il tedesco trova la porta, l’aquila spicca il volo. C’è il suo zampino nel 3-2 di domenica al Parma e nel 2014 ha autografato anche gli 1-0 a Sassuolo e Inter. Totò invece si è risvegliato ariete in primavera e sta facendo galleggiare l’Udinese a centro classifica. A marzo ha bucato Sassuolo, Milan e ieri il Catania: tre punture da 9 punti che hanno assicurato la salvezza ai friuliani. Nelle buie annate milanesi, provano a brillare due grandi rossoneri e nerazzurri dell’ultimo decennio. Ricardo Kakà, a quasi 32 anni, sabato sera ha marchiato a fuoco il 3- 0 contro il Chievo salendo a quota 7 gol in campionato (più 2 in Champions). Tra personali luci e ombre, il brasiliano ha sempre messo la firma nei rari lampi del Milan. In casa Inter, Esteban Cambiasso è l’unico protagonista del Triplete ancora inamovibile alla soglia delle 34 candeline. Ha all’attivo 27 presenze e 4 gol, in linea con le migliori stagioni della sua lunga carriera in nerazzurro. Volendo vedere il bicchiere mezzo vuoto si potrebbe pensare che gli over 30 fanno la differenza solo nel decadente campionato italiano. Ma per ricredersi almeno in parte basta riguardare la prestazione di Ryan Giggs, 40 anni suonati, nella rimonta sull’Olympiakos che ha qualificato il Manchester United ai quarti di finale di Champions League. La classe non è acqua. Assomiglia semmai al vino, che più invecchia e più diventa buono.

Twitter: @AndreaTundo1