A favore di una letteratura per ragazzi senza proprietari, ma abitata da inquilini, turisti, viandanti, da gente che semplicemente scriva e la cui produzione comprenda quindi non solo testi destinati ai giovani lettori: ecco la parte dalla quale si pone María Teresa Andruetto, scrittrice argentina vincitrice dell’Hans Christian Andersen Award nel 2012, che ha al suo attivo non solo una vasta produzione editoriale, ma anche un’ampia attività sul versante della formazione in centri di studio e riviste specializzate.

Partendo dall’assunto che la letteratura per ragazzi è a tutti gli effetti letteratura e basta, i  saggi critici raccolti nel volume Per una letteratura senza aggettivi, appena edito da Equilibri, danno voce a molti interrogativi che spesso si pone e condivide chi si occupa di ragazzi, libri e lettura, in modo particolare  la vasta produzione editoriale e la sua qualità, o meglio la dubbia qualità di alcuni testi, tra cui si annoverano quelli scritti su commissione, quelli con intenti moralistici, quelli che (in)seguono moda e mercato.

L’autrice dipinge la letteratura come un tavolo intorno al quale siedono molti attori, un tavolo a più gambe la cui mancanza di solidità lascia campo libero alla circolazione di opere di bassa qualità; la responsabilità è ripartita tra i tanti che dovrebbero essere gambe portanti di questo tavolo, tra cui non solo i critici, ma anche i mediatori, i bibliotecari, gli insegnanti e specifici programmi e campagne di lettura. Perché il diritto di bambini e ragazzi di diventare lettori deve essere sostenuto da molteplici azioni di mediatori qualificati (come non pensare allora, ad esempio, alla situazione delle biblioteche pubbliche e scolastiche nel nostro Paese).

La parte di riflessione che Andruetto riserva alla figura dello scrittore fa ancora una volta di questo saggio un testo per tutti, al di là delle specificità perché – dicendo che chi scrive per bambini e ragazzi dovrebbe essere qualcuno che scrive per scrivere, né su commissione, né dedicandosi a un particolare genere o pubblico o tipologia di testo – l’autrice delinea le qualità di un buon autore, la sua capacità di esercitare lo sguardo e di farlo divenire universale, senza essere condizionato dal mercato e dalla moda di lettura, senza voler dimostrare certe verità ma anzi per ricercarle e approfondirle nel percorso della scrittura stessa. Una scrittura che racchiude il suo segreto nell’intensità, quella di chi scrive e quella di chi legge e decide a quali libri offrire terreno di semina per la memoria, per far rimanere vivi e crescere le buone storie.

La lettura che vi suggeriamo oggi è quindi una lettura per chi sta a monte, per chi viene prima di bambini e ragazzi lettori, per chi semina scegliendo la semente, il solco, la quantità di acqua, il riparo dal sole, dal vento, dalla pioggia. E poi cammina accanto ai lettori che crescono. È una lettura che chiama in causa tutti, che non esime nessuno, che offre spunti, che insiste su parti importanti, come il sostegno dello Stato alla buona letteratura, come le forme di protezione della qualità che corre rischio estinzione. È una lettura di speranza, sulla scorta di quel che ad un certo punto Andruetto dice “scrivere perché ciò che è scritto sia coperta, speranza, ascolto dell’altro”.