La desecretazione di tutti gli atti sull’omicidio di Ilaria e Miran trasmessi dai servizi segreti alla commissione d’inchiesta? Speriamo che questi documenti ci siano ancora”. E’ il commento che Luciana Alpi, mamma di Ilaria, la giornalista uccisa assieme Miran Hrovatin al cameraman il 20 marzo del 1994 a Mogadiscio, ha rilasciato sull’iniziativa di Laura Boldrini, durante la cerimonia di commemorazione tenutasi ieri a Montecitorio. Durante l’incontro, la presidente della Camera ha annunciato: “Chiederò al governo se permangono motivi di segretezza sui documenti relativi all’uccisione di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Sulle ‘navi dei veleni’ ho scritto al presidente del Consiglio e altre autorità per togliere il segreto”. E proprio oggi il governo ha annunciato in Aula di aver avviato le procedure per la desecretazione dei documenti trasmessi dai servizi di sicurezza a Montecitorio. Luciana Alpi, nella giornata di ieri, ha ringraziato la presidente della Camera per l’iniziativa, ma ha puntualizzato: “Io spero tanto che si trovi almeno qualche prova, perché di indizi ne abbiamo a volontà. Ma mancano le prove e speriamo di averle presto”. E spiega: “Come mi ha ricordato Gianni Minà, nel ‘98, vedemmo le immagini del viaggio di ritorno delle salme: mi accorsi che i bagagli di Ilaria erano sigillati alla partenza da Mogadiscio e arrivarono a Ciampino coi sigilli violati. Chi c’era su quell’aereo?”. Luciana Alpi ha aggiunto altri elementi inspiegabili e mai chiariti: “Le valigie di Ilaria furono aperte, furono prese le videocassette, mancano 3 bloc-notes. Il sultano disse di aver rilasciato 3 ore di intervista a Ilaria e Miran. E noi abbiamo 37 minuti di girato”. La madre di Ilaria Alpi menziona poi il caso della cartellina gialla scomparsa: “Fu trovata a Milano dal capitano Natale De Grazia, che poi è stato ucciso e la sua morte è ancora immersa nell’oblio. Quella cartellina, in cui c’era anche il certificato di morte di mia figlia, stava a Milano, a casa di questo signore (Giorgio Comerio, ndr) che faceva traffici illeciti di rifiuti tossici. Poi è arrivata a Reggio Calabria e ora non c’è più”