“Un attacco al welfare“. La Cgil definisce così il piano del commissario alla spending review Carlo Cottarelli. “Ci aspettavamo qualcosa di meglio e di più, ovvero una maggiore lotta agli sprechi reali e non l’ennesimo attacco al sistema pubblico e del welfare”, spiega il responsabile dei Settori pubblici di corso d’Italia, Michele Gentile, sollecitando il governo ad avviare un confronto con le parti sociali.

La critica del sindacato parte dal fatto, osserva il dirigente sindacale, che “sarebbe molto interessante avere conoscenza delle fonti e dei ‘ragionamenti’ in base ai quali, secondo il commissario, vi sarebbero 85mila esuberi tra i dipendenti pubblici, ‘compensabili’ con il blocco completo del turn over. Il tutto come se parlassimo di oggetti indistinti e non di professionalità e di competenze utili”.

Per Gentile, i numeri citati da Cottarelli “sembrano costruiti solo per fare teoremi e non per affrontare e risolvere problemi, così come ad esempio lo scioglimento di alcune amministrazioni pubbliche. Tra queste l’Aran, forse perché Cottarelli pensa che non vi debba essere più il rinnovo dei contratti collettivi per i dipendenti pubblici? O il Cnel, la cui dismissione, che non condividiamo, deve passare attraverso una modifica della Costituzione. Solo due esempi ma, dalle cose che si leggono, in vari punti del piano di revisione ci si ritrova nella stessa situazione”.

Il segretario confederale della Uil, Antonio Foccillo, attacca in particolare l’ipotesi di un ulteriore blocco del turn over e degli esuberi. “Basta con il pubblico impiego come il bancomat del governo in carica”, afferma Foccillo, sottolineando che “nelle proposte del commissario Cottarelli ci sono alcune ipotesi condivisibili sul piano della lotta agli sprechi e della riduzione di spesa, ma ce ne sono altre che non condividiamo, in particolare, quelle che riguardano i lavoratori del pubblico impiego”.

Dura anche la reazione di Confindustria. “Ho sentito con terrore le voci di un possibile taglio dell’Ice e questa è per me un’ipotesi raggelante“, sostiene il presidente Giorgio Squinzi, spiegando che “occorre anzi investire di più, potenziandola”. D’accordo con il presidente di Confindustria si è detto anche il viceministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda che ha ricordato come in passato l’Istituto del commercio estero sia già stato una volta chiuso per poi essere riaperto nel 2012.