Il governo renda pubblici gli atti sull’omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. A chiederlo è il presidente della Camera Laura Boldrini che ha annunciato di essersi rivolta al governo per sapere “se permangono le esigenze di segretezza sugli atti dei Servizi segreti relativi all’omicidio di Ilaria Alpi”. Analoga richiesta è stata avanzata per gli “armadi della vergogna”, ovvero i documenti sulle stragi di Stazzema, Fosse Adeatine e Marzabotto compiute dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale.

“A seguito delle richieste arrivate da Greenpeace e dai Verdi, è stata fatta una verifica degli atti acquisiti dalla Commissione Alpi e dalle Commissioni sul ciclo dei rifiuti – ha spiegato Boldrini riferendosi al capitolo delle cosiddette ‘navi dei veleni’ -. Su pochi di questi (per lo più audizioni di magistrati) c’è quello che viene chiamato ‘segreto funzionale’, cioè il segreto apposto dalle Commissioni stesse, che la Camera stessa può scegliere di rimuovere: l’ufficio di presidenza ha perciò deciso di chiedere ai soggetti auditi se permangono esigenze legate al segreto istruttorio, altrimenti si procederà alla declassificazione, cioè a togliere il segreto”.

“Per quanto riguarda invece – ha proseguito – gli atti che erano arrivati già secretati da altre autorità, ho deciso la scorsa settimana di scrivere a tutte le autorità competenti chiedendo loro di verificare se permangano esigenze di segretezza. Le lettere sono indirizzate al presidente del Consiglio (per quanto riguarda le carte dei servizi segreti), al Procuratore nazionale Antimafia (per gli atti delle diverse Procure Antimafia interessate) e ad altri soggetti. Per la quantità e la rilevanza di documenti presi in esame, si tratta di un’operazione che non ha precedenti”.

Boldrini, in merito alla petizione promossa da Art.21 su Change.org che chiede alla presidenza della Camera di desecretare gli atti sull’uccisione di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, ha assicurato che farà di tutto “per essere all’altezza della fiducia riposta nelle istituzioni dai firmatari dell’iniziativa”, pur aggiungendo che non può essere la presidenza della Camera “a decidere autonomamente di togliere il segreto”.

Per quanto riguarda il cosiddetto “armadio della vergogna“, cioè la documentazione sui crimini dei nazifascisti rinvenuta negli uffici del tribunale militare di Roma, la terza carica dello Stato ha spiegato che “si tratta di atti giunti già secretati alla Commissione di inchiesta e dunque non può essere la presidenza della Camera a rimuovere il segreto. “Qualche giorno fa – ha annunciato – ho perciò firmato le lettere di interpello al presidente del Consiglio della magistratura militare, alla ministra della Difesa, alla ministra degli Esteri, al presidente del tribunale di Roma e al presidente del Consiglio (per quanto riguarda gli atti trasmessi dai servizi segreti, affinché tutte queste autorità valutino se gli atti possano finalmente essere messi a disposizione dell’opinione pubblica”.