Benché sia pronto a candidarsi ovunque alle prossime elezioni europee, come annunciato il 14 marzo scorso, per Silvio Berlusconi, condannato in via definitiva per frode fiscale a 4 anni e decaduto dalla carica di senatore, potrebbe arrivare l’ennesimo impedimento all’aspirazione a un seggio da europarlamentare.

È infatti attesa per oggi, molto probabilmente in serata, la sentenza sulla riduzione dell’interdizione dai pubblici uffici. La III sezione penale della Suprema Corte è in camera di consiglio dalle 17,30 per decidere se confermare o meno i due anni disposti dalla Corte d’appello di Milano il 19 ottobre scorso. Si tratta della pena accessoria inflitta al leader di Forza Italia in relazione alla condanna a 4 anni (3 coperti da indulto) per frode fiscale, divenuta definitiva il 1° agosto 2013, nell’ambito del processo Mediaset. I supremi giudici però avevano rinviato gli atti sulla pena accessoria – 5 anni – troppo alta rispetto ai limiti di legge fissati in un range tra uno e tre anni. 

Il pg Aldo Policastro ha chiesto che sia confermata la pena accessoria della condanna a due anni di interdizione come ricalcolata dalla corte d’Appello di Milano. Era stata proprio la Cassazione, il 1° agosto scorso, a ordinare un ricalcolo della pena accessoria. La Corte aveva ritenuto “errato” il calcolo dei giudici del merito, oltre il ‘tetto’ dei 3 anni previsto dalla legge, e rinviato gli atti a Milano per un appello-bis. I magistrati milanesi, dunque, lo scorso ottobre, avevano stabilito 2 anni di interdizione per il Cavaliere, i cui difensori, però, avevano fin da subito contestato tale decisione annunciando un ulteriore ricorso in Cassazione. 

”I giudici di Milano hanno esattamente indicato i criteri in base ai quali hanno determinato in due anni l’interdizione per la estrema gravità dei fatti accertati, il dolo intenzionale e la realizzazione di un sistema duraturo di evasione fiscale” ha detto Policastro nella sua requisitoria rilevando che i due anni di interdizione inflitti all’ex premier Silvio Berlusconi “rispondono a quanto previsto dai nostri criteri di legge”.

La difesa chiede di sospendere l’udienza e inviare gli atti alla Corte europea di Strasburgo affinché valuti se siano cumulabili le sanzioni accessorie della legge Severinoe dell’interdizione dai pubblici uffici inflitte. Con una mossa a sorpresa che ha spiazzato sia il rappresentante della Procura della Cassazione l’avvocato Franco Coppi ha presentato ai giudici copia di una sentenza della Corte europea dei Diritti Umani pubblicata il 4 marzo sul casa di Franzo Grande Stevens e degli altri rappresentanti di società riconducibili alla galassia Fiat come Ifil-Exor.

Ad avviso di Coppi il verdetto di Strasburgo ha attinenza con la vicenda del Cavaliere in quanto “affronta il problema della cumulabilità delle sanzioni penali e rileva che qualora una sanzione accessoria, non importa se di natura penale o amministrativa, incide su diritti fondamentali, allora si deve giungere alla conclusione che ha natura penale e non può essere cumulata con un’altra sanzione simile per il divieto di “ne bis in idem”.

Coppi ha aggiunto che la Corte europea ha constatato che “le sanzioni amministrative inflitte dalla Consob a Franzo Grande Stevens e agli altri imputati ammontavano a multe in milioni di euro e prevedevano anche la perdita di incarichi societari: la pesantezza economica e il riflesso sull’onorabilità degli imputati hanno convinto Strasburgo che queste sanzioni avevano natura penale e non amministrativa. Noi crediamo che il caso del dottor Berlusconi sia come quello di Grande Stevens perché sono identici gli effetti della legge Severino e dell’interdizione e per questo – ha proseguito Coppi unendo anche Ghedini alla sua richiesta – chiediamo che i fatti siano rimessi alla Corte Ue e che questa udienza sia sospesa in attesa della pronuncia di Strasburgo”.