Non ce l’ha fatta Francesco, il bimbo di tre anni finito in terapia intensiva perché soffocato da un hot dog, mangiato in un ristorante Ikea mentre si trovava lì con la mamma. Ieri, dopo cinque giorni al Policlinico Gemelli di Roma, il suo piccolo cuore ha smesso di battere, tra il dolore ineguagliabile dei propri genitori che hanno deciso di donare gli organi con il desiderio di poter salvare altre piccole vite. Un episodio simile, sempre in un ristorante Ikea, era già accaduto lo scorso settembre a Bari dove un bimbo di tre anni è morto dopo essere rimasto soffocato da una polpetta. Adesso però sulla vicenda di Francesco indaga la procura di Roma. Il pm Alberto Galanti ha già disposto l’autopsia e domani riceverà l’informativa dei carabinieri su quanto accaduto nel centro commerciale Porta di Roma.

E c’è un aspetto in particolare sul quale i magistrati romani dovranno indagare, ossia quanto dichiarato dai familiari del piccolo e dei testimoni che hanno denunciato la mancanza di un pronto intervento all’interno del ristorante Ikea. La zia accusa: “Mio nipote si sarebbe salvato se fossero arrivati i soccorsi in tempo, se gli fossero state fatte le manovre”. Sono seguiti giorni di disperazione, la mamma che affermava “è colpa mia” e le preghiere della nonna. Ma alla fine il piccolo non ce l’ha fatta. Adesso in procura sarà sentito chi era presente quel giorno, come pure chi ha prestato i primi soccorsi, per poter capire se ci sono state delle responsabilità. Intanto l’azienda svedese, che ha espresso il suo profondo cordoglio per la morte del bimbo, si è difesa sostenendo di aver attivato tutte le procedure, con l’intervento della squadra di primo soccorso del punto vendita. Molti sono anche i testimoni presenti a quella terribile scena.

“É stata una scena drammatica – ha raccontato una persona che si trovava nello stesso ristorante Ikea – In pochi minuti si era diffuso il panico generale”. Francesco infatti stava mangiando un hot dog che gli era stato comprato dalla mamma. Dopo il primo morso, un colpo di tosse, poi un altro ancora, e in pochi secondi il piccolo ha iniziato a respirare a fatica. La madre urlava, la gente si avvicinava, finchè non sono arrivati i primi soccorsi. Solo alcune decine di minuti dopo è arrivato anche il 118, il piccolo era ormai in “condizioni disperate”. Poi ci sono stati cinque terribili giorni in terapia intensiva. E adesso i genitori si chiedono: “Come si può morire a tre anni?”.

da Il Fatto Quotidiano del 18 marzo 2014