Rimandato lo stop alle grandi navi in bacino San Marco. Il Tar del Veneto ha accolto la richiesta di sospensiva che era stata presentata da Vtp (Venezia terminal passeggeri) e dalle imprese portuali. Almeno fino all’udienza prevista per il 12 giugno. In pratica fino a quella data i “mostri” del mare transiteranno ancora a pochi metri da Palazzo Ducale, senza alcuna limitazione di stazza. Il nucleo centrale dello stop annunciato dal tribunale amministrativo regionale starebbe tecnicamente nel fatto che mancano le vie di navigazione alternative

Le limitazioni poste dal decreto Clini-Passera alle grandi navi a Venezia due anni fa (nessuna nave sopra le 40mila tonnellate avrebbe avuto accesso al bacino) erano infatti state subordinate al fatto che presto o tardi si trovasse un’altra via per farle passare altrove. Ma le ipotesi che in questi anni si sono avvicendate non sono mai arrivate a una sintesi.

E dunque, in mancanza di un’alternativa valida, il passaggio alla fase applicativa, con l’ordinanza della capitaneria di porto che prevedeva una riduzione fino al 12,5% del passaggio in bacino San Marco delle navi da crociera per il 2014 e che attivava anche per il 2015 il divieto di ingresso dalla bocca di porto del Lido alle navi di stazza superiore alle 96 mila tonnellate, non sarebbe dovuto avvenire. A saltare, insomma, è proprio il principio della gradualità. Lo spiega il Tar: “L’interdizione del transito può essere consentita solo a partire dal momento dell’effettiva disponibilità di una via alternativa”.

“Sapevamo che l’ordinanza della capitaneria di porto era illegittima e ci aspettavamo quindi un pronunciamento di questo genere – ha detto Giorgio Orsoni sindaco di Venezia – siamo fiduciosi però che la volontà del governo sarà rispettata, e con questa il suo impegno affinché le navi non compatibili siano allontanate dal Bacino di San Marco. Auspico che questo impegno e questa volontà siano ribaditi ponendo rimedio, ove necessario, ai vizi rilevati dal giudice amministrativo, al fine di raggiungere l’obiettivo ampiamente condiviso anche a livello internazionale”.

Come a dire, insomma, in toni più che piccati, ci saranno anche vizi di forma, ma il problema non cambia, le navi da lì non devono più passare. “La decisione del Tar non può, né deve, assolutamente distrarci, o peggio fermarci, dal voler trovare e realizzare entro il 2016 la via d’acqua alternativa per raggiungere la Marittima e ovviare al passaggio davanti San Marco – ha detto anche l’autorità portuale di Venezia – il governo, anche su suggerimento del Senato, si è dato 120 giorni di tempo per valutare il Contorta Sant’Angelo o la sua alternativa. Se la decisione verrà presa entro questi termini, e non abbiamo motivo di dubitarne, la sentenza odierna verrà nei fatti positivamente superata dalla soluzione che metterà insieme la salvaguardia di San Marco e quella dell’eccellenza crocieristica veneziana”.

Intanto, dopo l’annuncio dello stop temporaneo le reazioni non si sono fatte attendere. Per primi si sono fatti sentire i comitati: “Per ragioni diametralmente opposte avremmo fatto ricorso anche noi se avessimo potuto – spiega Silvio Testa, del comitato No grandi navi – il provvedimento della capitaneria riduceva le limitazioni in modo ridicolo. Metteva lo stop a navi da 96mila tonnellate come se quelle da 95 fossero navi piccole. Era assurdo. Adesso la vicenda si sposta sul piano politico, speriamo che senza forzature vengano valutate tutte le alternative possibili. Per noi la scelta è sempre la stessa, le grandi navi devono stare fuori dalla laguna».

Contraria al provvedimento, invece, Ilaria Borletti, vice presidente di Scelta civica e sottosegretario al ministero dei Beni culturali che già in passato si era espressa sulla questione: “E’ un fatto grave per il presente ma soprattutto per il futuro della città di Venezia. Va trovata una via d’acqua alternativa al più presto ma rimane l’errore di visione e di programmazione che è stato compiuto a monte gettando su Venezia un tipo di turismo assolutamente non compatibile con la specificità della città d’arte più importante al mondo: un patrimonio artistico e culturale non solo del nostro Paese ma di tutta l’umanità, che dopo la sentenza di oggi viene per l’ennesima volta minacciato”.