Non è solo il buco dell’Inpdap a frapporsi tra gli italiani e le agognate pensioni. C’è anche il problema degli incassi dalla gestione del patrimonio immobiliare dell’Inps – 13mila edifici per un valore complessivo stimato in quasi 2 miliardi di euro – che non sono destinati a farsi attendere ancora un bel po’. Colpa di una gara d’appalto da 44 milioni di euro  che non riesce a passare le forche caudine dei tribunali. E così i gioielli dell’istituto di previdenza continueranno a fruttare solo perdite in aggiunte ai 100 milioni di euro accumulati tra il 2008 e il 2011.

In principio, la gara bandita proprio per risolvere il problema era stata vinta da un raggruppamento d’imprese capitanato dalla ex Pirelli Re, la Prelios oggi in mano alle prime banche italiane oltre che a Marco Tronchetti Provera e all’ex gestore degli immobili Inpdap, Massimo Caputi. L’assegnazione, però, era stata contestata dalla Romeo Gestioni del re napoletano degli appalti Alfredo Romeo che nell’aprile 2013 è stato condannato dalla Corte d’appello di Napoli  a tre anni per corruzione. I giudici avevano bocciato il ricorso, ma il Consiglio di Stato aveva poi ribaltato tutto assegnando l’affare a Romeo.

A quel punto è seguito il ricorso sul ricorso firmato, questa volta, dal terzo concorrente escluso dai giochi, il raggruppamento temporaneo d’imprese guidato da Cofely Italia. In favore di quest’ultima si è pronunciato martedì 11 il Tar del Lazio che ha sospeso anche l’aggiudicazione dell’appalto alla Romeo Gestioni accogliendo le richieste degli avvocati Enrico e Filippo Lubrano che avevano puntato sull’esistenza di un contenzioso tra la stessa Romeo e l’Inpdap (ora incorporato nell’Inps), nonché sulla condanna penale (non definitiva, ndr) del legale rappresentante della società campana.  

Il risultato è che tra i tre litiganti non c’è un quarto che gode, bensì che perde: il contribuente. Lo stesso che grazie alla gestione Mastrapasqua negli ultimi quattro anni non ha avuto alcun beneficio dal patrimonio immobiliare dell’ente pensionistico. Anzi. Quelle migliaia di palazzi pubblici invece che reddito hanno prodotto solo perdite: una decina di milioni l’anno nel 2008-2009, 55 milioni nel 2010, 33,7 milioni nel 2011. E, nel complesso, oltre 100 milioni di euro in quattro anni. Era stato proprio alla luce dell’incapacità dell’ente di trarre profitto dai gioielli di famiglia che nel 2011 si era deciso di affidarne la gestione a un privato tramite gara. Ma il problema invece che risolversi si è ulteriormente complicato. E una soluzione non è attesa prima dell’estate, visto che l’udienza di merito è in calendario per il 18 giugno.