Da feudo simbolo del potere mafioso a segno tangibile del riscatto di chi per combattere Cosa Nostra ha dato la vita. È il feudo Verbumcaudo, centocinquanta ettari di terreno nel cuore della Sicilia, un tempo di proprietà di Michele Greco (nella foto), il papa della mafia: da oggi saranno intitolati a Placido Rizzotto, il sindacalista assassinato da Luciano Liggio esattamente sessantasei anni fa. Un contrappasso simbolico che oltre a intitolare a Rizzotto il feudo, punta anche a renderlo nuovamente produttivo. Sei dei centocinquanta ettari sono infatti stati assegnati a tre cooperative vicine a Libera, che danno lavoro a decine di giovani: Pio La Torre, Placido Rizzotto e Lavoro e non solo. Su quei sei ettari verranno piantate ventimila viti, e con le uve del vigneto intitolato a Rizzotto verrà prodotto il Placido, vino bianco e rosso Igt, prodotto sui terreni confiscati alle mafie e commercializzato da Libera.

Altre ampie porzioni del feudo Verbumcaudo erano già state assegnate alle tre cooperative, che hanno installato coltivazioni di cereali e ceci. Adesso è la volta del vigneto sperimentale, consegnato alle cooperative dalla Regione Siciliana, davanti all’europarlamentare Sonia Alfano e al senatore del Pd Peppe Lumia. Presente alla manifestazione anche Vincenzo Liarda, il sindacalista della Cgil destinatario di diverse minacce di morte: si è battuto più di ogni altro per fare in modo che il feudo, sequestrato a Michele Greco già nel 1987 su input di Giovanni Falcone, fosse assegnato e tornasse quindi a produrre. “Oggi non posso trattenere tutta la mia emozione, ma anche la soddisfazione di restituire alla produzione e alla legalità un bene che creerà posti di lavoro” ha dichiarato Liarda.

Il giorno dell’assegnazione del feudo, rappresenta un altro fil rouge della lotta alla violenza mafiosa: era il 10 marzo del 1948 quando a Corleone, un giovane e spregiudicato Luciano Liggio si macchiava del primo omicidio eccellente, quello di Placido Rizzotto, sindacalista della Cgil, rapito e gettato nella foiba di Rocca Busambra. Bisognerà attendere il 2012 perché i resti del sindacalista assassinato vengano ritrovati e comparati con il Dna dei familiari. Il 24 maggio dello stesso anno, a Corleone, saranno invece celebrati funerali di Stato postumi per Rizzotto. Che sessantasei anni dopo l’assassinio impone il suo nome sul feudo che un tempo era simbolo di potere e terrore targato Cosa Nostra. Un segnale netto e tangibile, in una terra come la Sicilia che di simboli vive e si alimenta.

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