Due dormivano, mentre l’ultima ha visto e ha tentato di salvarsi dalla furia omicida della madre. Tutto inutile. Le tre figlie sono state uccise questa mattina attorno alle 6,30 in un appartamento alla periferia di Lecco. La donna è stata ritrovata ricoperta di sangue. Subito fermata ha confessato poco dopo: “Ero disperata, sono stata io. L’ho fatto per evitare alle mie figlie un futuro di disperazione”. Quando i carabinieri sono arrivati sul posto hanno trovato una scena sconvolgente, con i tre corpi della bambine ricomposti sul letto nella camera matrimoniale, ma con tutta probabilità colpiti altrove. Due delle figlie, presumibilmente le più piccole, potrebbero essere state colpite nel sonno, mentre la più grande, dal tipo di ferite che presenta, sarebbe riuscita a rendersi conto dell’aggressione tentando di difendersi. La dinamica esatta di quanto accaduto è però ancora da chiarire nei particolari, visto che la donna si trova in uno stato di prostrazione, ricoverata in ospedale e dopo avere confessato non ha fornito molti altri elementi. Di certo ha usato due coltelli, che sono stati trovati nel piccolo appartamento, di circa 60 metri quadrati, composto dalla camera matrimoniale, da una stanza dei bambini con due letti a castello e da un soggiorno. Alla fine la madre ha tentato di tagliarsi le vene procurandosi però solo delle profonde ferite agli avambracci e, grondante sangue è uscita sul pianerottolo ha suonato al vicino ed è stata trovata delirante nell’androne dai carabinieri corsi sul posto.

Era l’alba quando in città, nel rione Chiuso in corso BergamoSimona, 14 anni, Casey, 10, e Sidney, 3, sono state colpite a morte e poi adagiate sul letto matrimoniale. La madre Edlira Dobrusci, 37 anni, prima portata in ospedale e poi interrogata dagli inquirenti, ha ammesso di avere commesso il triplice omicidio. Era stata trovata fuori dalla casa con le mani e il collo sporchi di sangue. Dopo avere colpito le bambine ha suonato a un vicino di casa dicendo: “Le mie figlie non ci sono più”.

A determinare il gesto sono state la solitudine per una separazione recente, le difficoltà economiche per mantenere tre bambine e la disperazione di fronte alla paura di non essere in grado di garantirle un futuro. “Ero sola, non potevano vivere in questa disperazione”, ha raccontato ai carabinieri. Così la decisione o il raptus: “Ho afferrato un coltello” e poi la sequenza di colpi che si ripete in diverse stanze, prima di rivolgere la lama contro se stessa e tentare il suicidio. La donna e le tre bambine, infatti, vivevano in condizioni di povertà e l’unico aiuto economico che ricevevano era il sussidio della Caritas locale. I carabinieri hanno rintracciato tramite alcuni parenti anche il padre delle vittime, che si era separato dalla donna a settembre e non viveva più con la famiglia. Si trovava in viaggio verso l’Albania, paese natale suo e della moglie. L’uomo, secondo indiscrezioni, aveva programmato il viaggio da tempo ed è estraneo ai fatti.

L’uomo, spiegano i carabinieri, aveva da poco una relazione con un’altra donna, che pare fosse partita con lui per l’Albania. Un elemento che potrebbe aver alimentato la disperazione della donna.