Nino a Londra aveva una voglia matta di andare a vedere i musei. Prima i dinosauri, poi addirittura le mummie. Adesso se ne sta nella sua camera a disegnare chissà che scene con un modellino di catapulta e di sarcofago egizio. Li ha sistemati in una grotta, forse una piramide, immaginaria costruita sotto le lenzuola.

E noi genitori a guardarlo un po’ interdetti e un po’ orgogliosi per quel piccolo studioso in erba. Anche noi ci lasciamo andare all’immaginazione, lo vediamo già in università lontane, in paesi che non riusciamo nemmeno a immaginare mentre scava alla ricerca di città antiche.

Sarà davvero così? No, molto probabilmente no. Resta poco dei sogni dell’infanzia.

Chissà che cosa vorrà fare Nino. E cosa soprattutto la vita gli permetterà di fare: la sorte a volte regala, mette le ali, altre volte zavorra.

Pensando a me stessa, ai miei amici che avevano un grande avvenire davanti, mi chiedo se i sogni siano fonte di energia o di ingombro con il passare degli anni. Se non rischino di diventare spesso frustrazione. Di portare un senso di impotenza.

Non so. Oggi dopo che ho visto andare persi tanti sogni, ma ne ho realizzati altri che non sapevo di avere, credo che vadano conservati. Purché restino testimoni di chi eravamo, non dei nostri fallimenti.

E noi… noi genitori che guardiamo i nostri figli e i loro sogni, che cosa possiamo-dobbiamo fare? Qual è il nostro ruolo? Guardarli, direi. Perché sentano il nostro sguardo che copre loro le spalle. Niente di più. Anche perché non potremmo fare altro.

Come diceva il poeta Gibran: “I vostri figli abitano case future che nemmeno in sogno potrete visitare”. Non possiamo fare altro che dimostrare il nostro amore. Dire a loro – ma soprattutto a noi stessi – che l’importante non è realizzare grandi sogni. Ma vivere una bella vita.

Stasera, però, mentre ripongo i giochi al loro posto, mentre guardo questo modellino un po’ assurdo di sarcofago, non riesco a non pensare al giorno in cui me lo troverò davanti tra trent’anni: dimenticato, scolorito. Passato.

Il Fatto Quotidiano del Lunedì, 3 marzo 2014