La musica alternativa fa più cd di quanti ne venda. Test clinici dimostrano che più del 75% degli artisti alternativi, i dischi, se li danno sulle gengive”. Per questo Simone Vacatello in arte SiVa, giovane (in un’Italia dove si è giovani fino a 45 anni) “non-cantautore” calabro-romano, ha deciso di intitolare il suo disco d’esordio Argomenti che non vi interessano, scritti con i piedi, il primo album che combatte il tartaro (e anche un po’ il vinile), uscito per la giovane etichetta romana Lapidarie Incisioni. “Quando è venuta fuori l’idea di registrare l’album – racconta SiVa – ho pensato:  ‘Oh, no. Sto per fare l’ennesimo cd di musica indipendente che nessuno comprerà e finirò per darmi tutte le copie sui denti…’. Perciò ho chiesto al mio amico illustratore Valentino Lulli di disegnare una grafica basata sulle istruzioni dei dentifrici in cui vengono indicate le varie fasi dell’applicazione del cd ai denti”. Da lì, il passo è stato breve: “D’altronde, se mi fossi proprio dovuto dare questo disco sui denti, il formato-spazzolino si sarebbe sicuramente rivelato più edificante e rispettoso delle mie gengive”. Non tutti però ne hanno colto l’ironia: grazie all’idea dello spazzolino si è guadagnato anche una recensione del suo album su un magazine di odontoiatria: “Un sito di un’associazione di odontoiatri ha diffuso la notizia dello ‘spazzolino da denti con musica al seguito’; c’è gente che mi ha scritto per sapere se lo spazzolino fosse elettronico e suonasse sul serio”. In realtà, il disco è un non-disco: basta estrarre lo spazzolino dal packaging e contattare lo store digitale dell’etichetta Lapidarie Incisioni: inserendo il codice riportato sullo spazzolino si riceve direttamente nella propria email il disco completo in formato digitale. Composto da dieci brani, nel disco si affrontano problematiche di varia natura, mondane e sociali,  di un Dio con uno spleen invidiabile, di cucine new age, di amore deludente e di amore penetrante, di lavori retribuiti e di angeli della morte che si accaniscono sugli artisti. “Insomma, delle solite cose…”. Ma andiamo a conoscere SiVa più da vicino.

Chi è SiVa? Mi parli del tuo background artistico?
Un cialtrone, di base. Un cialtrone che scrive testi dall’umorismo opinabile su musiche dalla complessità discutibile. Innamorato mal corrisposto del rock’n’roll, ho trovato nella satira un discreto diversivo per evitare di parlare troppo da solo. Quando ho capito che il rock’n’roll non sarebbe mai venuto al ballo della scuola con me, ho ripiegato sul cantautorato, che poi è anche il primo genere che abbia mai ascoltato. L’inversione a ‘u’ non è stata traumatica, mi ha sempre affascinato la figura mitologica del cantautore: metà uomo con la chitarra e metà sgabello.

C’è un artista a cui ti ispiri?
A me piace Gaber, ma non sono eretico al punto da dire che mi ci ispiro. Ma siamo matti.

Come sei arrivato a questo titolo da assegnare al tuo disco d’esordio?
Mi piaceva l’idea di essere il primo a recensirlo. E inseguo la sintesi, quando posso.

Cosa significa per te esser riuscito a incidere il primo disco?
Innanzitutto è stato uno spasso, poi c’è da dire che in un modo o nell’altro fare un album oggi non significa per tutti quello che poteva significare quaranta o venti anni fa. In fondo in un periodo disastrato come questo, a un livello sia sociale che economico, la musica che conta è quella che fai dal vivo, e perciò ha l’occasione per tornare a essere un momento di aggregazione sociale piuttosto che un trampolino di lancio per una vita al di sopra delle proprie possibilità. Di conseguenza un album è una grossa occasione per permetterti di accedere a circuiti della musica dal vivo, più che agli altari dei successi discografici. E dire che “va bene così” è riduttivo, forse è anche giusto così. Sicuramente la musica ne guadagna in iniziativa e inventiva.

C’è un messaggio che ti piacerebbe venisse colto ascoltando il tuo disco?
Non necessariamente, ho solo provato a prendere alcune cose sul serio evitando di prendere sul serio me stesso. Questo è il risultato, spero che diverta e che si capisca che uno sberleffo ha la forza per essere più incisivo di un pugno nello stomaco. In senso molteplice.

Qual è la tua opinione riguardo la musica in Italia?
Ci sono artisti fortissimi e artisti meno forti, c’è un passato glorioso e un passato imbarazzante, un presente difficile ma con grandi potenzialità, fatto di ‘veterani’ straordinari e giovani sinceri ma non sempre supportati da strutture altrettanto sincere o adatte. Insomma, la stessa identica situazione che c’è nel resto del mondo, in particolare nel resto di mondo che non parla la lingua inglese e quindi non ha vissuto da protagonista il mercato musicale mondiale negli ultimi 50-60 anni. L’unica differenza che noto sta nel fatto che ci troviamo un po’ troppo spesso a fare il punto su noi stessi. Abbiamo un po’ il complesso tipico di chi, a furia di concentrarsi su dov’è, tende a perdere di vista dove sta andando.

Hai guardato l’ultima edizione del Festival di SanRemo? Vi parteciperesti?
Non l’ho guardato, ma frequentando i social network è impossibile perdersi anche solo una controversia in tempo reale. Di fatto però è stato un caso che io non l’abbia seguito, in genere lo seguo con interesse. Ho sentito diverse canzoni, nessuna di queste mi ha colpito particolarmente, ma perché non sono molto ricettivo al momento, le risentirò con calma. Certo che vi parteciperei, sarebbe sicuramente divertente, anche se non credo di essere adatto al tipo di fruizione prettamente televisiva dell’evento. Nel 2008, con la mia band di allora, partecipai anche a SanremoLab ma non superammo la prima fase. Quell’anno però da SanremoLab vennero fuori Arisa e Simona Molinari, infatti faccio il tifo con grande simpatia per l’una e m’ero preso una cotta folgorante per l’altra, come sono sicuro accada a chiunque abbia la fortuna di entrare in un locale di Piazza Bresca e sentirla cantare, da seduta, canzoni di musica leggera come se fossero brani di musica lirica.

Hai delle date in programma?
Molte, per fortuna. Le più vicine sono a Roma: suonerò il 7 marzo alla Calzoleria di via Prenestina, il 16 marzo presso l’Associazione Culturale Febo in Vicolo delle Vacche e l’11 aprile al Localino di via dei Luceri, il 21 marzo invece sarò al Loop di Perugia, in attesa di programmare altre date nel resto della Penisola.