Montecitorio, interno giorno”. “Salve, siamo qui per passare al Gruppo Misto”. “Accidenti quanti siete oggi! Mi spiace, è contro il regolamento”. “Non creda che la nostra non sia una scelta travagliata. Io non mi do pace. Anche questo qui accanto a me, lo guardi: è un civatiano”. “Un che?”. “Un diversamente renziano. Non vede le occhiaie? Non riesce a dormire da quando Renzi ha detto che sulla giustizia dopo vent’anni di scontro frontale tra destra e sinistra bisogna arrivare a un compromesso. Tra chi ha ragione e chi no”. “Mia moglie ha risolto contando le pecore che saltano, ha provato?”. “Ha provato, ma saltavano tutte sul carro di Renzi. Mi è toccato trascinarlo: lui mica ci voleva venire nel Gruppo Misto. Aveva paura di provocare un’altra scissione nel Pd”. “Un’altra?”. “Oltre a quella dei tre milioni e mezzo di elettori fuoriusciti in questi anni. S’è deciso a passare al Misto solo quando ha visto la lista dei ministri di Renzi: gli stessi di Letta, tranne Emma Bonino”. “Non si capisce perché il Pd non abbia voluto confermarla, dato che anche lei è a favore dell’eutanasia”. “È per dire basta a questo autolesionismo che vogliamo costruire qualcosa di buono nel Gruppo Misto”. “Comprendo il dramma umano, ma non potete entrare”

“Lasci che le spieghi. Io sono un cittadino cinquestelle. Mi piaceva essere chiamato così, semplicemente cittadino. Anche questi alle mie spalle. Per noi il movimento rappresentava il cambiamento, e all’inizio eravamo orgogliosi di proporre Rodotà al Quirinale. O Dario Fo, almeno se i magistrati di Palermo lo intercettavano scoprivano un mistero buffo. Eravamo orgogliosi di fare opposizione all’assurdo decreto Imu-Bankitalia”. “Lì la colpa è stata del governo Letta che ha messo insieme due cose che non c’entravano niente”. “Sì: centrodestra e centrosinistra. Eravamo orgogliosi di votare contro il Porcellum ben prima che fosse la Consulta a dire che il Pd aveva ottenuto più parlamentari grazie a un premio illegittimo”. “…infatti Bersani ne ha subito restituiti 101”. “Già, Bersani. Ecco, già allora, molti di noi cinquestelle hanno pensato che non dovevamo limitarci a dire no agli otto punti che ci proponeva, sui quali poveretto si era sforzato di trovare un compromesso tra le proposte del Pd e quelle molto diverse del Pd prima delle elezioni”.

“Sa come è fatto il Pd: la campagna elettorale gli piace farla dopo le elezioni. Prima è da populisti”. “Dovevamo dirgli ‘Caro Bersani, nessuno di noi ha preso voti abbastanza per fare un suo governo. Quindi facciamo un passo indietro e votiamo un governo guidato da un qualche Rodotà che cambi la legge elettorale dando ai cittadini il potere di scegliere e faccia le cose urgenti tipo il conflitto d’interessi, tagliare le spese militari, la patrimoniale, il reddito minimo’…”. “E perché non lo avete fatto?!”. “Che fessi. Abbiamo dato l’alibi a Bersani di dire che era stato Grillo a sbattere la porta in faccia al Pd!”. “Ma no, nel Pd la porta sbatte perché ci sono troppe correnti”. “E quando si è presentata di nuovo l’opportunità di stanare il Pd con la fine di Letta abbiamo fatto lo stesso errore, regalando consensi a Renzi. Il quale ora può andare in giro a fare le sue promesse mirabolanti. Che poi non si capisce dove troverà i soldi”. “Considerando tutti quelli che gli hanno richiesto indietro i due euro.” “Ci faccia passare al Gruppo Misto, non possiamo restare nel movimento! Non dopo questo processo sommario in spregio alla democrazia e al buonsenso con il quale sono stati espulsi altri quattro dei nostri senatori. Di questo passo svuoteremo il Senato prima di Renzi”. “Perché non passate a un altro partito?”. “Siamo troppo scottati, non ci fidiamo più di questi partiti. La prego, ci faccia passare al Gruppo Misto. Ci guardi, siamo milioni!”. “Signori, mi dispiace. Ma il gruppo misto è soltanto per gli eletti”. Così finì la storia degli elettori che nell’anno 2014 tentarono di entrare nel Gruppo Misto.

Di Francesca Fornario
Da il Fatto Quotidiano del 1 marzo 2014