Renziani e non renziani devono fare il tifo per questo esecutivo, l’alternativa sarebbe l’oblio, ha detto qualche giorno fa Massimo Cacciari. In parte può essere un assunto condivisibile, per una serie di ragioni. Perché la politica ha terminato i bonus con l’elettorato ormai sempre più ridotto a mero spettatore; perché le imprese chiudono come funghi e delocalizzano alla faccia del made in Italy; perché i cassintegrati aumentano e le commesse diminuiscono; perché i “patti” sull’asse Bruxelles-Berlino stanno già condizionando il neo ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan tentato dalla patrimoniale che potrebbe, per questo, avere poco spazio di manovra; perché mentre la sponda pacifica del pianeta corre il vecchio continente, fatta eccezione per Berlino, arranca e si avvicina pericolosamente ai trend greci; perché è tempo di cambiare, e dopo il Medioevo 2.0 non può che esserci un eurorinascimento mediterraneo.

Ma proprio per tutte queste ragioni due “buchi neri” nella lista dei ministri sono incomprensibili: il Mezzogiorno e l’Europa, ovvero i due fronti di guerra dove si decideranno i destini del Paese. Un grande meridionalista come Francesco Saverio Nitti anni fa osservava che “il problema della libertà e l’avvenire dell’unità, sono ora nella soluzione del problema meridionale”. Una constatazione che, in tempi di rottamazione e rivoluzioni, non può che essere il faro per una impostazione amministrativa veramente innovativa. Che parta, magari, dal buco nero delle municipalizzate, che privatizzi lì dove la mano pubblica ha lasciato solo debiti, che liberalizzi con cognizione e non con foga, per evitare quell’ircocervo di conflitti di competenze tra stato centrale e Regioni che la ventilata riforma del Titolo V potrebbe stanare.

Ma l’assenza di uno spunto verso quel meridione che dovrebbe essere l’epicentro del cambiamento non è un segnale incoraggiante, al pari dei silenzi sulle mafie di cui non è stato fatto cenno, né dal ministro della Giustizia né da quello dell’Interno.

Altro nodo l’Europa. In molti temono un’escalation delle formazioni anti-moneta unica il prossimo maggio in occasione delle elezioni europee, le più euroscettiche che il vecchio continente ricordi, ma la politica che si dice alta, democratica ed europeista cosa sta facendo per far tornare i cittadini a sentirci parte della casa comune immaginata da Spinelli, Adenauer e De Gasperi?

Auspicare un ministro dell’Euromediterraneo non sarebbe solo uno slogan buono, forse, solo per qualche tweet. Ma un fatto concreto e maledettamente utile.