Un nuovo approccio, più possibilista, verso la moneta unica europea. Ma anche una nuova politica “allargata”, con l’istituzione della figura del supporter che, dietro il pagamento di tre sterline all’anno, potrà influenzare le decisioni del partito senza farne parte ufficialmente. A pochi giorni dalla conferenza sul futuro del Labour che si terrà la prossima settimana, il leader dell’opposizione Ed Miliband fa parlare di sé come non accadeva da mesi. Soprattutto per la nuova visione dell’euro, portata avanti da Lord Liddle, il più europeista della Camera alta del parlamento britannico. Ma anche per una nuova campagna di sottoscrizioni estremamente economica e che qualcuno ha già chiamato funzionale a una “politica da hard discount”. Oppure low cost, come le compagnie aeree senza fronzoli. 

L’EURO. Probabilmente, come fanno notare alcuni maligni, tutto questo gran parlare delle ultime ore è anche propedeutico al lancio di un libro sulla moneta unica europea che Lord Liddle sta presentando in questi giorni. Eppure, il lord ha usato parole che non si sentivano dagli anni di Blair, come “la necessità di un pragmatico senso comune” oppure, ancora, “l’esistenza di un’economia comunitaria sempre più convergente”. L’ex consulente della Commissione europea ha aggiunto: “Oggi non avrebbe senso tagliarsi completamente fuori da un discorso su una eventuale adesione all’euro, considerando che l’economia britannica e quella del resto del continente sono sempre più interdipendenti. Non dobbiamo negarci questa possibilità”, ha aggiunto, tuttavia anche sottolineando come il partito laburista, in realtà, non abbia ancora una politica unitaria e condivisa sulla questione.

Le parole di Lord Liddle sono state sicuramente influenzate da vari discorsi tenuti negli ultimi mesi dal leader Ed Miliband, assai europeista ma anche assai amico di quel Gordon Brown che mise il silenziatore all’idea dell’ex primo ministro Tony Blair di iniziare un dialogo sull’euro. Ma la storia pare veramente ciclica a Londra, così si prevede nei prossimi giorni un ritorno del tema sulla grande stampa anglosassone e non solo. Anche la Germania tiene gli occhi puntati sul Regno Unito, del resto. E la visita di Angela Merkel nella capitale britannica, lo scorso giovedì, è stata – fra un afternoon tea con la regina e un pranzo a base di pesce con il premier David Cameron – anche l’occasione per affrontare temi di politica economica comunitaria. 

L’APPROCCIO LOW COST. Se l’appello all’euro proveniente dalla Camera dei Lord è stato lanciato al grido di “no all’ideologia”, nel partito laburista sanno comunque che il popolo britannico – che a ogni elezione nazionale dimostra una bassa partecipazione al voto, fra le più basse in Europa – si sta velocemente allontanando dalla politica. Così, Ed Miliband ha pensato a una “rivoluzionaria” riforma, come lui stesso l’ha etichettata. “Visto che sempre meno persone si iscrivono al partito, allarghiamo comunque la base di partecipazione”, il suo ragionamento. Per sole tre sterline all’anno – contro le decine di sterline spesso necessarie per una tessera “basic” – chiunque potrà far sentire la sua voce, partecipare alle primarie per la scelta dei leader e votare ai congressi sui grandi temi politici e alle mozioni di indirizzo del partito.

Tre sterline che hanno fatto subito parlare di politica “da hard discount” e persino “da accattoni”, ma che darà ai britannici una possibilità: decidere delle sorti di un partito, la principale formazione d’opposizione, senza l’obbligo di farne parte ufficialmente. Sicuramente la più imponente devoluzione di potere nella storia dei partiti britannici, proprio mentre lo stesso Labour ridiscute da alcuni mesi il suo legame “di sangue” con le sigle sindacali, considerate troppo influenti. E anche mentre, sul fronte opposto, il partito conservatore cerca di recuperare quel consenso perso a favore di una formazione fortemente antieuropeista come l’Ukip (United Kingdom Independence Party) di Nigel Farage. La sfida fra Tory e indipendentisti si giocherà soprattutto alle elezioni europee di maggio.